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mercoledì 1 giugno 2016

Cronache di Leggende Perdute - XXXV

"Impossibile, e anche se fosse, sono troppo distante!"
Alea iniziò a mormorare parole arcane, scariche elettriche cominciarono a scorrere sul filo della lama e nuvole scure presero a formarsi su di lei. In un istante un fulmine discese dal cielo, colpendo la lama e venendo catapultato verso l'albero.
Il tuono fu accompagnato dal grido dell'arciera.
Tirando un sospiro di sollievo, la bekku rinfoderò la sua spada e si lasciò cadere in ginocchio, il veleno paralizzante le aveva ormai completamente bloccato le gambe.
"Non si può dire di certo che la mia vita sia noiosa..." disse tra se e se.
"Wow! Sei davvero un portento! Non credo di aver mai conosciuto una persona forte come te!"
Di fianco ad Alea si sedette una giovane dalle gambe longilinee, capelli color avorio e lunghe orecchie che puntavano il cielo, leggermente abbrustolita dalla scarica elettrica appena ricevuta.
"Sei qui perché vuoi un'altra carica o possiamo riposare un po'? Fare moto di prima mattina non mi dispiace, se non ho le gambe paralizzate"
La Lepur rise.
"No no, tregua, anche io non mi reggo più in piedi. Tieni, prendi questo"
Disse porgendo una fiala ad Alea.
"È l'antidoto, farà effetto in pochi minuti."
La bekku prese la fiala e la osservò sospettosa.
"Oppure puoi sempre attendere che finisca la paralisi... tra qualche ora."
Alea trangugiò il contenuto della boccetta, l'idea di starsene seduta in mezzo alla strada per ore non l'allettava poi troppo.
In breve tempo l'intorpidimento svanì e sebbene con un po' di fatica riuscì a rialzarsi.
"Quindi è così che fate per conoscere la gente da queste parti? Tentando di ucciderla?"
"Hahaha, no, volevo solo capire cosa aspettarmi da te in caso di pericolo. Mi chiamo Leorina e sarò la tua guida per la piana della tempesta eterna."
La bekku tese la mano alla lepur, aiutandola a rialzarsi.
"Sono Alea e faccio un po' di tutto, corriere, guardia del corpo, investigatrice... qualsiasi cosa serva. Anche se ultimamente sembra che sia solo in grado di cacciarmi nei guai."
Rialzatasi, Leorina cercò di sistemarsi un po', scrollando la polvere di dosso.
"So che dovrai attraversare la tempesta, ma sinceramente penso che sia una pazzia."
"Stando a ciò che ha detto il vecchio pazzo, è l'unico modo che ho per tornare nel mio mondo. Anche se devo dire che di solito non ho tutti questi problemi in combattimento."
"Beh, il viaggio è lungo, e sicuramente avremo entrambe modo di affinare le nostre abilità prima dell'arrivo."
"Lo spero, l'ultima cosa che voglio è rimanere fritta."
"Allora prepariamoci immediatamente per il viaggio! L'emporio è piccolo ma dovrebbe avere tutto il necessario per ora. Ci fermeremo in qualche città per comprare il resto."
Le due si diressero verso il mercato del paese dove acquistarono viveri, una nuova tenda, delle bisacce e sacchi a pelo.
Così pronte si incamminarono per il sentiero che usciva dal villaggio, verso la piana della tempesta eterna.

giovedì 10 dicembre 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXXIV

Il mattino seguente, Alea si svegliò all'alba. L'idea di dover attraversare una tempesta eterea la turbava.
Senza la protezione di un cristallo, addentrarsi in quel mare di etere concentrato sarebbe stato un suicidio.
"A cosa potrebbe mai servire potenziare il mio spirito? Anche con una barriera magica non potrei fermate completamente quei fulmini. Il minimo errore e comunque mi ritroverei a Rohe." Disse tra se e se.
Uscì dalla piccola locanda del villaggio per fare due passi, l'aria frizzante la rinvigorì.
Le strade erano ancora deserte, un silenzio quasi surreale circondava il paesaggio. Non si muoveva una foglia e la nebbia stava ormai diventando foschia, diradandosi a poco a poco..
"C'è qualcosa che non va, troppo silenzio." Pensò la Bekku portando istintivamente la mano alla spada.
Un sibilo sferzò l'aria e Alea fece appena in tempo a scansarsi quando una freccia si conficcò nello stipite della porta.
"I riflessi non ti mancano, straniera. Ma riuscirai a schivare anche questo?"
La voce di ragazza proveniva da lontano ma la Bekku non ebbe tempo per individuarla. Altri dardi arrivarono in rapida successione, ne schivò un paio e ne respinse altri due con la spada ma non fu abbastanza rapida da evitare anche l'ultimo che le colpì di striscio la gamba.
"Sei molto più abile di quanto pensassi, ma ormai non hai scampo. La freccia è cosparsa di un potente veleno paralizzante e presto non potrai più muoverti."
Alea sentiva la sostanza che iniziava ad agire, la sua gamba era intorpidita e faceva fatica a muoverla, ma nonostante ciò non si diede per vinta.
"Non so chi tu sia, ma se pensi che questo espediente possa fermarmi ti sbagli di grosso!"
Prelevò dalla piccola borsa legata alla cintura una fiala con un liquido argenteo e l'aprì, trangugiandone il contenuto.
"Un antidoto? Il suo effetto non sarà mai veloce come una freccia!"
“Ti sbagli, non è un antidoto.”
La Bekku chiuse gli occhi, le sue orecchie incominciarono a sondare l'aria freneticamente, ogni singolo rumore era ora percepibile, i fili d’erba mossi dalla lieve brezza, le fronde degli alberi in lontananza, lo scrosciare del ruscello dietro al villaggio. Finché non si fermarono di colpo qualche istante dopo.
"Trovato!"
Il suono dell'arco in tensione ed il respiro controllato per non perdere la mira erano facilmente captati, così come il battito accelerato.
Alea sorrise e rimase immobile.
"Non so chi tu sia ne cosa tu voglia da me, ma una cosa è certa. Non scaglierai quell'ultima freccia."
"E cosa te lo fa pensare?"
Riaprendo gli occhi puntò la lama verso la cima di un albero in lontananza.
"Il fatto che so dove ti trovi."

lunedì 14 settembre 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXXIII

"Emissario? Di cosa stai parlando, vecchio?"
Chiese Alea tenendo saldamente l'arma in mano.
"Le antiche Leggende narrano dell'arrivo di un messaggero degli Dei. Venuto da un'altra dimensione, sconfiggerà le tenebre che divorano il cielo riportando la pace sul nostro pianeta."
La Bekku non era convinta, diffidava di quel vecchio troppo agile per la sua età e ne percepiva il potere.
"E così io sarei questo messaggero eh?"
Il vecchio sì alzò lentamente, osservò per bene Alea e poi scoppiò a ridere.
"No di certo, no. Perdonami ragazza,  stavo solo divertendomi un po'. Non passano molti visitatori da queste parti, e ancora più difficilmente arrivano da Samuha."
"Conosci Samuha? Sai dirmi come tornare?"
"Con calma giovanotta, con calma. Conosco Samuha poiché anche io ero un suo abitante... finché non sono stato esiliato."
Il volto del vecchio si oscurò per un momento ma subito tornò normale.
La Bekku rinfoderò la spada e si sedette al tavolo.
"Quindi non è possibile tornare indietro?"
"Oh no, è possibile, non semplice ma possibile"
Anche il vecchio si sedette, iniziando a spiegare.
"Per venire trasportati in questo mondo, è necessario il rilascio di una immensa energia, nessun mago da solo sarebbe in grado di aprire un portale di tali dimensioni."
"Quanta energia serve?"
"Diciamo che se si facesse esplodere un cristallo, con tutta la distruzione che ne consegue, si avrebbe abbastanza energia. Ma in questo mondo i cristalli non esistono."
Alea rimase in silenzio, pensando a come avrebbe potuto aprire un portale. Ora che la sua gemma non funzionava più non era nemmeno in grado di evocare il proprio equipaggiamento.
"Ragazza, non crucciarti. Probabilmente non te ne sei resa ancora conto, ma non sei completa."
La Bekku osservò incuriosita l'uomo.
"Cosa vorresti dire?"
"Sai che la nostra esistenza si compone di due elementi vero? Il corpo materiale e lo spirito, o meglio, il corpo etereo. Beh, posso affermare con certezza che il tuo corpo fisico non è qui, ma è rimasto su Samuha."
Alea non capiva, se il suo corpo non era in questo mondo, come poteva essere tangibile? Il corpo etereo non è in grado di interagire con oggetti materiali. Poi all'improvviso la sua mente vagò su di Al, che nonostante fosse uno spirito, comunque era in grado di avere contatti fisici.
"Bene, quindi devo solo far tornare la mia forma eterea al mio corpo giusto? Come faccio?"
"Beh, nel tuo stato attuale di certo non puoi tornare indietro. Il tuo corpo è troppo debole." Rispose l'uomo ridendo.
"Per poter rientrare in contatto con il tuo corpo fisico devi prima potenziare quello etereo. Quando avrai raggiunto un livello di potenza sufficiente ti basterà raggiungere il luogo dove i due mondi sono più vicini."
"E sarebbe?"
"Che domande, una tempesta eterea ovviamente!"

sabato 13 giugno 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXXII

Lo scrosciare della pioggia ed il frastuono dei tuoni destarono Alea dal suo sonno.
Il cielo era oscurato dalle fitte nubi che sembravano estendersi senza fine.
Dopo aver riposto la tenda da viaggio nello zaino, la Bekku non perse altro tempo e si rimise in cammino, questa volta con la spada al fianco.
La fitta pioggia rendeva la visuale difficile ed il terreno fangoso non facilitava il cammino. Passarono un paio d'ore prima che il paesaggio iniziasse a cambiare.
Lo sconfinato spazio erboso era ora interrotto da qualche albero da frutto.
Controllando la bussola per sicurezza, Alea proseguì il cammino. Mancava ormai poco al villaggio che sarebbe dovuto essere visibile all'orizzonte.
Bastarono infatti pochi minuti di marcia affinché il profilo delle case apparve in lontananza.
La pioggia si fermò lentamente e per quando la Bekku raggiunse l'entrata del villaggio anche le nuvole iniziarono a diradarsi.
"Finalmente, non ne potevo più di tutta quell'acqua."
"E se ne prevede ancora molta!"
La voce di un anziano colse Alea di sorpresa. Il vecchietto era arrivato di soppiatto alle spalle della Bekku senza fare il minimo rumore.
"E lei chi sarebbe?" Chiese Alea incuriosita dallo strano uomo.
"Oh, nessuno di importante. Sono solo un vecchietto che ormai passa le sue giornate a zonzo per il villaggio. Alla mia veneranda età non c'è molto da fare." Disse puntando lo sguardo nel vuoto.
"Uhm, certo. Capisco." Rispose la Bekku confusa. "Saprebbe per caso dirmi dove mi trovo e come posso tornare a Kadala Nadara?"
L'uomo sorrise come se la domanda fosse provenuta da un ingenuo bambino. "Questo è il villaggio di Feheloa, e mi spiace, ma non è possibile raggiungere la città di cui parli."
"Come sarebbe a dire? Perché non dovrebbe essere possibile?"
Il vecchio si guardò in torno accertandosi che non ci fosse nessuno abbastanza vicino da poter origliare.
"Seguimi ragazza, è meglio stare lontani da orecchie indiscrete."
Alea annuì e seguì l'anziano. I paesani la osservavano al suo passaggio come se non avessero mai visto uno straniero prima.
Arrivati all'ingresso di una piccola casa il loro breve viaggio terminò.
"Prima le donzelle!" Disse il vecchio aprendo l'uscio cigolante.
La Bekku avanzò attraversando la porta verso la stanza buia. Bastarono pochi secondi affinché la sua vista si adattò alla poca luce. L'uomo la seguì subito dopo, richiudendo attentamente la porta senza fare rumore.
"Bene, qui non dovrebbe poterci sentire nessuno"
Alea però non si sentiva al sicuro e pensò di essere stata troppo avventata nel seguire così quello sconosciuto che, nonostante l'età avanzata, era riuscito a coglierla di sorpresa. 
"Ragazza, prima che ti riveli ciò che desideri conoscere, potresti togliere quelle orecchie e quella coda finte?"
La Bekku osservò il vecchietto stupefatta, pensando che forse la demenza senile lo affliggesse.
"Mi scusi buon uomo... ma queste non sono orecchie finte." Rispose muovendo le appendici per mostrarne la genuinità.
"Per i Dodici!" Esclamò l'anziano. "Non è possibile!"
Con scatto fulmineo si avvicinò ad Alea afferrandone la coda.
"È... è vera!"
Alea non fu rapida abbastanza da schivare la mano del vecchio, ma comunque non gli permise di mantenerle la coda a lungo.
"Cosa crede di fare?" Chiese adirata estraendo la spada pronta a difendersi.
L'uomo si inginocchiò prostrandosi al suolo.
"Mi perdoni, Emissario, non era mia intenzione mancarle di rispetto."

domenica 26 aprile 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXXI

Senza perdere la calma, Alea si preparò ad affrontare il pericolo imminente.
Il rumore era sempre più vicino e la Bekku ancora non riusciva a scorgere nulla. Poi improvvisamente il fruscio si fermò.
Alea rimase immobile, con le orecchie puntate nella direzione in cui il rumore si era estinto, cercando di captare qualsiasi suono. Solo il frinire delle cicale spezzava il profondo silenzio della pianura.
Passarono diversi minuti, senza che nulla accadesse, tuttavia la sensazione di pericolo non abbandonò la Bekku, che lentamente estrasse dal fodero sulla cinta un piccolo pugnale da caccia, pronta a difendersi.
L'erba cominciò nuovamente ad agitarsi, qualsiasi cosa vi fosse nascosta era stata allertata dal riflesso della luce sulla lama.
La creatura scattò all'attacco, lanciandosi su di Alea in un balzo fulmineo.
La Bekku riuscì a malapena a schivare l'assalto, la bestia si mosse fulminea, impedendole di distinguerne le caratteristiche. 
Senza perdersi d'animo, Alea si voltò pronta a contrattaccare, ma ciò che vide la lasciò di stucco.
Di fronte a lei infatti, la piccola figura rimaneva immobile a pochi passi dalla tenda, nonostante ciò, i suoi contorni non erano ben definiti.
Come avvolta dalla nebbia, la creatura era sfocata, il che rendeva impossibile capire di cosa si trattasse.
Nei suoi lunghi viaggi la Bekku non aveva mai osservato una cosa simile. Solo la coda dell'anmale sembrava non essere alterata da quello strano effetto ottico.
Sfruttando quel breve momento di distrazione, la bestia sferrò un nuovo attacco, colpendo Alea in pieno petto, facendola cadere al suolo.
"Dannazione!"
Rotolando su se stessa riuscì appena in tempo a schivare un nuovo assalto per poi rialzarsi velocemente.
"Non ti permetterò di rifarlo." Disse preparandosi ad intercettare il colpo.
L'animale si scagliò nuovamente su di lei, ma questa volta non riuscì a colpirla. La Bekku rispose con un colpo ben mirato, tuttavia l'effetto di distorsione non le consentì di centrare il suo bersaglio, sfiorandolo solamente con la lama.
La piccola creatura ferita si fermò vicino al falò, emettendo un acuto stridio prima di allontanarsi  scappando nel buio profondo.
Alea rimase sull'attenti, ascoltando il fruscio allontanarsi fino a sparire in lontanaza. Il pericolo era cessato.
Rinfoderando il pugnale, tornò alla tenda e si sedette, cercando di rilassarsi un po'. Portò la mano al petto dove era stata colpita, parte dell'armatura era stata lacerata.
"Se non avessi avuto questa addosso probabilmente non mi sarei più rialzata." Pensò, ed il suo sguardo cadde nuovamente sul ciondolo che le pendeva dal collo.
La gemma, priva di vita, sembrava solo un cristallo di quarzo bianco.
"Che diamine è successo? Perché non funziona più?" Un mare di domande affollavano la mente di Alea.
Nonostante la gemma fosse morta infatti, riusciva ancora a mantenere il controllo su se stessa.
"Eppure quando una gemma muore, il proprietario diventa un vegetale. Senza la propria anima non si può vivere..."
Un lieve bagliore proveniente dallo zaino colpì la sua attenzione. Avvicinandosi per guardare meglio, Alea scorse il frammento cristallino dell'arma emettere una lieve luce.
Prese quell'elsa di cristallo e la osservò con attenzione, ma oltre a quello scintillio non notò nulla di diverso dal solito.
"Oggi deve essere la giornata delle stranezze. Meglio dormirci su, domani al villaggio cercherò di capirci qualcosa." E così dicendo si stese nella tenda per riposare.

sabato 18 aprile 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXX

"...tto bene? ... senti?"
Quelle parole echeggiavano nella sua mente, rimbombando come in una grande stanza vuota.
"Che... Cosa?" Disse riaprendo gli occhi.
La luce era troppo forte e non riusciva a vedere nitidamente, ogni cosa era sfocata ed irriconoscibile.
"Stai bene? Mi senti? Riesci a capire quello che dico?"
C'era qualcuno di fianco a lei, anche se non riusciva a riconoscere quella voce.
"D-dove sono? Chi sei?"
"Oh, per l'amore degli Dei, sta bene! Riesci ad alzarti?"
Alea provò a muoversi, tutto il suo corpo doleva e sembrava molto più pesante di quanto non ricordasse.
Sì guardò intorno, una immensa e sconfinata pianura si estendeva a perdita d'occhio.
"Che posto è questo? Mi trovavo a Kadala Nadara, c'era l'ammiraglio... poi ho perso i sensi e non ricordo più niente..."
"Kadalache? Ammiraglio? Non so di cosa tu stia parlando, ma evidentemente hai sbattuo la testa da qualche parte." Disse il ragazzo inginocchiato di fianco a lei.
"Questa è la pianura di Ubralo, a dieci giorni di cammino dal villaggio di Sop'el."
La Bekku non aveva mai sentito parlare né della pianura, né di quel villaggio, tuttavia non poteva rimanere nel bel mezzo del nulla. Decise quindi di tentare di raggiungere il piccolo borgo, nella speranza di trovare qualche informazione su come tornare alla città marittima.
Dopo essersi fatta indicare la direzione in cui incamminarsi, Alea si congedò dal giovane e si incamminò.
Addosso aveva la sue vesti da viaggio che tuttavia le sembrarono meno confortevoli del solito e sentiva sulle sue spalle il peso dello zaino che le rallentava i movimenti.
Mise una mano in tasca e ne estrasse la scaglia di Jörmungandr. Il frammento brillava fiocamente tuttavia non sembrava puntare in nessun luogo particolare.
"Fortuna che avrebbe dovuto indicarmi la strada da seguire." Disse Alea scrollando le spalle.
Continuò il suo viaggio fino al tramontare, quando decise di accamparsi per la notte. Lasciò cadere lo zaino dalle spalle e si sedette a terra per riposare qualche minuto prima di iniziare a montare la tenda.
In quella enorme distesa verde si poteva sentire solo il fruscio dell'erba mossa dalla brezza. Il cielo, libero da nuovole, consentiva di vedere in ogni direzione. Il verde si estendeva in ogni dove senza mai accennare a terminare.
Dopo aver montato la tenda Alea accese un piccolo fuoco e prendendo una striscia di carne essiccata dalla bisaccia, si accomodò per mangiare.
Le sue orecchie scattarono improvvisamente sull'attenti. Uno strano suono proveniva dalle vicinanze.
Si voltò in direzione del rumore, ma nonostante la sua vista non riuscì a notare nulla.
Per precauzione decise di evocare la sua spada, tuttavia non accadde nulla. Istintivamente portò la mano al ciondolo, togliendolo da sotto le vesti. Solo allora si accorse che la gemma di risonanza era spenta.

domenica 12 aprile 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXVIV

La luce emanata dai simboli sulle placche metalliche di Alea si fece mano a mano più intensa.
Fasci luminosi iniziarono a diramarsi per tutto il suo corpo finché la Bekku non cominciò a levitare a pochi centimetri dal letto sul quale prima era sdraiata.
Anche la sua gemma iniziò a fluttuare e emanare luce, roteando vorticosamente su se stessa, fino ad espellere i frammenti dell'arma che aveva accumulato fino a quel momento.
Le pietre reagirono all'energia emanata dal corpo di Alea, avvicinandosi a lei come attratti da una forza magnetica e vorticandole intorno si fusero insieme, tramutandosi nell'elsa di una spada.
La luce diminuì lentamente, ed Alea ricadde sul letto esausta.
"Co... Cosa è successo? Cos'era quella luce?" Chiese Lailah.
"Non c'è tempo per spiegare! Il sigillo si sta indebolendo, dobbiamo uscire da qui ed in fretta! Fa evacuare l'edificio!"
Le due Bekku corsero fuori dalla stanza, avvisando le guardie del palazzo affinché venisse vacato nel più breve tempo possibile.
Era notte fonda ed il trambusto causato dalla fuga destò quasi tutta la città. La maggior parte degli abitanti si radunò nella piazza centrale.
Nel caos generale, mentre la guardia tentava di riportare la calma, il vento si alzò minaccioso, trasportando con se pesanti nuvole violacee.
"Una tempesta eterica!" Gridò l'Ammiraglio.
"Presto! Portate tutti fuori dalla città! Non c'è tempo da perdere!"
Fulmini viola s'infransero sulla barriera generata dal cristallo, dando vita ad una cascata di scintille che si infransero sui tetti delle costruzioni sottostanti.
"La barriera non reggerà a lungo, sbrigatevi!" Urlò Echter.
"Alea è ancora la dentro! Qualcuno deve aiutarla!" Disse Lailah cercando di tornare indietro.
"Ammiraglio no!" L'uomo la fermò afferrandola per un braccio e trascinandola via. "Non le permetterò di rischiare la sua vita così!"
Un raggio di luce fuoriuscì dalla finestra della stanza nella quale si trovava la Bekku, tagliando le fitte nubi che si erano venute a creare e lasciando uno squarcio nel cielo.
Il fascio scomparve dissolvendosi, seguito a breve da una forte esplosione che distrusse gran parte del palazzo amministrativo.
La tempesta si diradò lentamente, senza arrecare ulteriori danni, passarono tuttavia delle ore prima che fosse possibile rientrare a Kadala Nadara.
Della grande palazzina rimaneva in piedi solo una metà, il resto era stato distrutto dall'esplosione.
"Alea! Ci sei? Riesci a sentirmi?" Urlò Lailah sperando di percepire qualche segno della presenza della Bekku.
"Nessuno avrebbe potuto sopravvivere a quell'esplosione, e anche se fosse, ha mezzo palazzo addosso ora." Disse Echter.
"È ancora viva, se fosse morta io non potrei essere qua" Rispose Al.
"Beh, allora non c'è altra scelta." Leilah iniziò a spostare pezzi di muro, scavando tra le macerie. Il Guardiano scrollò le spalle arrendendosi all'ostinatezza della Bekku ed iniziò anche lui a spostare detriti.

lunedì 9 febbraio 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXVIII

Il resto della giornata trascorse tranquilla. Quando Alea uscì dalle rovine era già sera inoltrata.
Il viaggio di ritorno verso Kadala Nadara fu rapido e senza incontri.
La Bekku si diresse immediatamente verso il suo alloggio, era tardi e avrebbe fatto rapporto all'Ammiraglio il giorno seguente.
Si tolse i vestiti di dosso lanciandoli su una sedia per poi immergersi nella grande vasca da bagno.
"Oggi ne sono accadute di cose strane, la voragine, l'indovinello per il frammento, l'incontro con Jörmungandr... quante ancora me ne dovrò aspettare?" chiese tra se e se, sprofondando nell'acqua calda fin quasi alle orecchie.
Ritornò con i suoi pensieri al sogno fatto nella caverna, quegli strani macchinari, gli studiosi che aveva visto e quella persona nella capsula. Tutto era così familiare eppure in un certo senso distante.
Dopo essersi lavata ed asciugata, Alea tornò nella camera da letto, lanciandosi sull'enorme baldacchino.
"Che stanchezza, mi fanno male tutti i muscoli!"
"Allora sciogliamoli un po'!" disse una voce proveniente da sotto le coperte.
"Ma cos..." La Bekku non fece in tempo a reagire, presa completamente alla sprovvista fu subito immobilizzata dalla persona che uscì dalle lenzuola. Non potè neanche vedere di chi si trattava, poiché sdraiata a faccia in giu.
"Rilassati, andrà tutto bene." Disse la voce.
Alea provò a liberarsi ma ogni suo tentativo fu inutile, non si era ancora completamente ripresa dalla battaglia contro Periya e gli eventi della giornata l'avevano lasciata senza forze.
"Bene, ora che hai capito di non poter vincere, rilassati e lasciami lavorare."
Un senso di tepore iniziò a spandersi sulla schiena della Bekku, qualcosa di caldo ed unto le scorse addosso. Poi le calde mani dell'aggressore iniziarono a spargere l'unguento su tutto il suo corpo e a massaggiare.
"Hai tutti i muscoli tesi, vedrai che dopo questo massaggio starai meglio. Che ne dici intanto di raccontarmi il viaggio di oggi?"
Alea girò la testa per cercare di scordere il suo interlocutore.
"Ma chi sei? E come fai a sapere del mio viaggio?"
"Suvvia, comando io in questa città, ho occhi ed orecchie ovunque!"
"Ammiraglio? Ma cosa? Perché?"
"Mi serviva una pausa dal lavoro governativo, e poi ero in pensiero per te."
Lailah continuò il massaggio senza fermarsi, ed Alea iniziò finalmente a rilassarsi, raccontando della sua avventura nelle rovine, omettendo però il suo sogno.
"Hmm, quindi Jörmungandr non ha mai avuto intenzione di attaccarci. Beh, questo è un peso in meno. Continuo però a non capire come mai abbia reagito alla tua presenza.
"Ci sono troppe cose che nemmeno io comprendo di me stessa." Disse Alea sospirando.
"Beh, credo sia ora di andare, è tardi e domani dovrò tornare alle mie mansioni, altrimenti chi lo sente Echter." Disse l'Ammiraglio ghignando.
La Bekku terminò il massaggio passando le mani sui fianchi di Alea, sfiorando le piastre metalliche che le adornavano il corpo.
Reagendo al tocco, i caratteri Ilbechin incisi su ogni placca del suo corpo iniziarono ad illuminarsi fiocamente.

domenica 1 febbraio 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXVII

Alea si risvegliò bruscamente, in preda al panico, cercando di coprirsi con le braccia come meglio potè.
"Calma! È tutto a posto." Le disse la piccola Bekku.
Alea si guardò intorno, tentando di capire dove si trovasse. Le enormi strutture cristalline le ricordarono di essere ancora nella caverna.
Portò una mano alla testa che ancora le doleva.
"Che mal di testa assurdo... Andiamocee da qui, alla fine non abbiamo scoperto nulla di utile" Disse rialzandosi.
"Sei sicura di stare bene? Ti vedo un po' traballante" Chiese Al preoccupata.
"Sì... sì sto bene, sono solo un po' scossa. Il sogno che ho fatto non era propriamente dei migliori."
Entrambe si incamminarono verso il lungo corridoio dal quale erano arrivate. Una volta giunte alla fine si pose il problema di come fare a risalire.
"Non puoi volare fin lassù con una corda?"
"No, per qualche motivo non riesco ad usare i miei poteri."
"Beh, allora toccherà fare come una volta." Alea prese dalla sua bisaccia una piccozza e si preparò per la scalata.
La voragine sembrava più profonda di quanto non ricordasse e risalire richiese più tempo del previsto.
Fuori dalla fatiscente costruzione il paesaggio era tuttavia cambiato. La luce che illuminava l'antica città era diventata fredda.
Alea si preparò ad un eventuale scontro, evocando spada e scudo.
La terra tremò lievemente in quelle che sembravano piccole ondate provenienti dall'estremità opposta delle rovine.
La Bekku iniziò a correre in direzione delle scosse, raggiungendo in pochi minuti quello che rimaneva del porto della città.
Il bacino dove una volta arrivava l'acqua del mare era ormai secco e privo di imbarcazioni, al suo interno tuttavia qualcosa sembrava muoversi.
Una bestia enorme aveva preso il posto dell'oceano, e muovendosi di tanto in tanto causava i tremori del suolo. Il lungo e massiccio corpo serpentiforme era ricoperto di squame perlacee che risaltavano particolarmente sotto la fredda luce del cristallo.
"E va bene, questa volta sono davvero nei guai."
La terra iniziò a tremare con più forza, la bestia aveva iniziato a muoversi e ben presto la gigantesca testa di serpente si levò dal groviglio di spire.
"Chi osa disturbare il riposo di Jörmundandr?" La voce tuonò così forte da far vibrare l'aria.
Alea rimase senza parole, nei suoi viaggi aveva visto esseri di dimensioni notevoli, mostri, statue, spiriti e demoni, ma mai aveva incontrato qualcosa di così grande.
"Suppongo che un semplice -Scusa, non era mia intenzione disturbarti.- non sia sufficiente, vero?"
Il capo si avvicinò lentamente alla Bekku, osservandola con molto interesse. La lunga lingua biforcuta della bestia tastò l'aria che la circondava.
"Cosa sei tu? La tua essenza è diversa, nuova, mai percepita prima."
"Io... Io non lo so, vago per il mondo alla ricerca del mio passato, e i miei viaggi mi hanno portata qui." Rispose Alea.
"Interessante. Sei ma non sei, eppure eccoti qui. Il fato ti ha portata a me, affinché ti possa guidare."
"Guidare? Ma se poco fa hai detto di non sapere cosa sono."
"Non so cosa sei, non so chi sei, ma conosco il futuro del mondo e so dove arriverai... se non ti perderai per la strada."
Jörmungandr scosse il capo ed una delle sue squame cadde ai piedi della Bekku.
"Prendila, ti indicherà il cammino." Disse per poi allontanarsi lentamente e immergersi di nuovo nelle sue stesse spire.
"Aspetta! Cosa devo farci con questa? E non era tua intenzione attaccare Kadala Nadara?"
"Non ho alcun interesse nelle vite dei comuni mortali, il tuo Etere mi ha risvegliato ed ho fatto la mia parte. Posso tornare a dormire." Così dicendo la bestia divina si assopì nuovamente e la terra smise di tremare.

sabato 24 gennaio 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXVI

L'oscurità avvolgeva ogni cosa.
Il silenzio era talmente profondo da risultare opprimente.
Alea sentiva la propria testa scoppiare, un dolore acuto, estremamente forte, un dolore che non aveva mai provato prima.
Rannicchiata su se stessa, con le mani copriva le orecchie. Un fischio continuo e lancinante le torturava i timpani.
Improvvisamente il rumore di passi in lontananza ruppe quello strano silenzio.
Alzò lo sguardo ma non vide nessuno, solo un piccolo punto luminoso in lontananza. A fatica si rialzò ed iniziò a camminare verso la piccola luce.
Ad ogni passo, immagini di un passato lontano apparivano nella sua mente, troppo veloci per capire luoghi ed avvenimenti, ma ognuna era così familiare e vicina.
La luce si fece sempre più forte, così come il rumore dei passi, ed un'ombra apparve, indistinguibile all'inizio, ma via via più nitida.
Dopo gli ultimi passi, la luce scomparve, lasciando il posto a quella stanza di laboratorio già visto in passato.
Era diversa però, fredda, più buia. Alcune capsule erano rotte, altre spente e gli esseri al loro interno ormai defunti. Solo una rimaneva ancora attiva.
I passi si fecero ancora più vicini e l'istinto di Alea la portò a nascondersi dietro uno di quei macchinari.
"No, no, no! Non è ancora pronta! Come ve lo devo dire? Non riuscirà a sopportare un tale stress!". La voce femminile suonava familiare.
"Non abbiamo scelta, lo sai. Ci serve lei e ci serve adesso!". Rispose l'uomo.
Dalla sua posizione la Bekku non riusciva a vedere le due figure, eppure era sicura di aver già sentito la voce di quella donna.
"Così morirà!" Protestò fortemente.
"Non capisci? Se non lo facciamo ora moriremo tutti!" Gridò l'uomo.
Improvvisamente il suolo tremò, seguito dal boato di un'esplosione.
"Non c'è più tempo!" Disse, tornando a trafficare sulla capsula.
Alea si spostò in modo da poter vedere. Una lunga coda bianca fuoriusciva dal largo camice di uno dei due studiosi, impossibile però capire che aspetto avesse visto che entrambi le rivolgevano la schiena.
Un forte sbuffo d'aria e del vapore fuoriuscivano dalla capsula appena aperta. Lentamente ne uscì una figura apparentemente umana, la luce alle sue spalle permetteva di vederne solo la sagoma.
Una seconda esplosione, molto più violenta della prima, fece tremare nuovamente la terra. Alea perse l'equilibrio e cadde, tuttavia gli studiosi non parvero notarla minimamente.
"Presto! Dobbiamo andarcene prima che crolli tutto!" Disse l'uomo afferrando la donna per un braccio e trascinandola con se.
"E lei? Non vorrai lasciarla qui così!"
"Ormai è attiva, se la caverà da sola!"
"Non la lascerò qui!" La donna strattonò via il braccio, liberandosi dalla presa dell'uomo.
Una nuova esplozione fece crollare parte del soffitto, dividendo i due.
"Len! Stai bene?" Chiese l'uomo.
"S-sì, sto bene, non preoccuparti per me, uscirò da qui."
"Fa attenzione! Ci vediamo fuori!"
Passò qualche secondo poi la donna si rialzò da terra.
"Non la lascerò qui, non da sola." Disse e si diresse verso un altro di quesgli strani macchinari. Dopo qualche minuto entrò all'interno della capsula.
"Aspetta solo qualche minuto" disse rivolgendosi alla sagoma nella capsula di fianco.
"Tra poco sarò con te." La stessa luce verde che avvolgeva la figura coprì anche la studiosa, le due sagome erano identiche, ma lentamente quella della studiosa svanì, e al posto suo rimase solo un piccolo punto risplendente dei colori dell'arcobaleno e fluttuando lentamente raggiunse la donna.
Una nuova scossa fece crollare completamente il soffitto, seppellendo tutti i presenti sotto le macerie.

sabato 17 gennaio 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXV

"Al! Stai bene? Rispondimi!" Gridò Alea nella voragine, ma non ricevette alcuna risposta.
"Dannazione!"
Con la scarsa illuminazione nella costruzione non era possibile capire quanto fosse profondo il buco, alla Bekku non rimaneva altra opzione se non quella di buttarsi e sperare nel meglio.
Utilizzando la gemma per materializzare degli artigli da combattimento, Alea si lanciò nel vuoto, sfruttando le armi per scivolare lungo la parete della voragine.
La discesa fu lunga e più volte costrinse la Bekku a saltare di parete in parete.
Giunta sul fondo si guardò intorno, cercando la piccola che però non era in vista. Il tunnel tuttavia sembrava proseguire ed in lontananza era possibile scorgere una fioca luce azzurra.
Alea camminò lungo il corridoio facendo molta attenzione, il suono delle onde marine proveniva dall'uscita e mano a mano si faceva sempre più forte.
Dopo pochi minuti la Bekku raggiunse il capo opposto del corridoio, lo spettacolo che le si parò davanti era unico.
Un'enorme caverna cristallina si estendeva a perdita d'occhio, illuminata dal sole che filtrava attraverso la superficie del mare e che si rifletteva tra i numerosi prismi che adornavano le pareti.
Il suono delle onde proveniva direttamente dall'oceano e da quel soffitto di cristallo che lo sorreggeva.
Al era più avanti, vicina ad un piedistallo posto su una alta colonna nel mezzo della caverna. Raggiungerlo però sembrava impossibile, circondato dall'acqua salmastra e senza alcun lembo di terra che gli si avvicinasse.
"Cosa fai laggiù Al? Torniamo alle rovine, dobbiamo ancora trovare le informazioni che stiamo cercando!"
"Aspetta, ho trovato il frammento dell'arma ma non riesco a prenderlo, c'è una barriera."
Alea camminò in direzione del piedistallo per cercare di vedere meglio, fermandosi dove la strada terminava.
La terra iniziò improvvisamente a tremare, piano piano sempre più forte, ed una scalinata risalì da sotto l'acqua fino a raggiungere il piedistallo.
"E io che credevo di averle viste tutte..." Commentò la Bekku sbalordita, iniziando tuttavia a salire le scale.
Giunta in cima potè finalmente osservare la gemma da vicino.
Il piedistallo su cui fluttuava era circondato da una barriera completamente trasparente, che si mostrava solo quando toccata.
"Guarda!" Disse Al indicando il bordo del piedistallo.
I caratteri della lingua Ilbechin erano apparsi sul fregio del sostegno.
"Unisci ciò che i prismi dividono, solo così dissolverai la luce." Lesse Al ad alta voce.
"Criptico come al solito." Rispose Alea stringendosi nelle spalle ed iniziandosi a guardare intorno.
"Cosa stai cercando?" Chiese incuriosita la piccola.
"Qualcosa che risalti all'occhio, siamo in una caverna piena di cristalli, prismi di certo non ne mancano."
Entrambe si incamminarono più a fondo nella caverna, osservando ogni parete e cristallo nella speranza di comprendere qualcosa in più sull'indovinello.
Dopo averne fatto il giro completo, entrambe tornarono al piedistallo.
"Ah, non ce la faccio più, è tutto il giorno che cammino. Ed ho anche fame, che ore saranno?"
"Dall'altezza del sole direi mezzo giorno." Rispose Al indicando il soffitto trasparente.
Alea osservò in alto ammirando i giochi di luce creati dall'acqua.
"Aspetta! Ho capito!" Disse saltando in piedi e continuando a seguire i fasci luminosi con gli occhi.
"Da questa parte!" Camminò verso la parete fino a raggiungere un cristallo particolarmente grande.
"Proprio come sospettavo, osserva." Disse indicando il terreno.
Attraversando il cristallo, la luce del sole creava a terra un gioco di colori.
"Uhm... hai scoperto adesso che la luce viene divisa quando attraversa un prisma?"
"No, ma non era questo che volevo farti notare" Rispose Alea applicando forza sul cristallo.
"Questo pezzo di vetro ruota su se stesso a differenza degli altri." Continuò a ruotarlo facendogli cambiare posizione fin quando un fascio di luce verde non arrivò a colpire la barriera.
"Devono essercene degli altri così, forza, andiamo a cercarli."
Le due Bekku si divisero andando in direzioni opposte, in pochi minuti trovarono altri due cristalli e fasci di luce blu e rossi colpirono la barriera che si dissolse.
Entrambe tornarono al frammento che da solo si animò, andandosi a fondere con la gemma di risonanza.
"Bene, anche questa è fatta, ora dobbiamo solo..." Alea si interruppe bruscamente, fermata da un dolore lancinante al petto, proprio dove la gemma poggiava. Tentò invano di allontanare la pietra dal corpo ma le sue braccia erano intorpidite e non riusciva a muoverle. Al le corse vicino dicendo qualcosa ma la Bekku non riusciva a sentirla, poi, sopraffatta dal dolore si accasciò al suolo perdendo i sensi.

domenica 11 gennaio 2015

Cronache di Leggende Perdute - XXIV

"Jörmungandr... una bestia divina..." Pensò Alea ad alta voce, sdraiata sul letto della stanza degli ospiti, rimirando il soffitto.
"Chi mai potrebbe averlo risvegliato?" Chiese Al.
"Non ne ho idea, ma di certo non posso fermare da sola un essere così potente, non basterebbe un esercito intero."
Per diversi minuti Alea rimase pensierosa, cercando di trovare un modo per poter sconfiggere la bestia, ma senza alcun risultato.
"Beh, non ha senso scervellarcisi ora, comunque non si tratta di una cosa risolvibile alla svelta. Meglio dormirci su." Disse chiudendo gli occhi.
Il mattino seguente arrivò velocemente ed alle prime luci dell'alba la Bekku era già in piedi. Affacciata alla finestra scrutava il cielo, nuvole minacciose dall'orizzonte si avvicinavano lentamente.
Alea richiuse la finestra, cambiò abito e si diresse verso la porta.
"Dove stai andando?" Chiese Al.
"Siamo venute fin qui per un motivo no? Si va alle rovine di Ger'y Mor!"
"E per Jörmungandr? Cosa facciamo?"
"Secondo alcune leggende la città fu attaccata da quel mostro, magari possiamo trovare qualche informazione utile."
Senza perdere altro tempo, le due Bekku si incamminarono verso le porte della città. Mercanti e pescatori continuavano le loro vite quotidiane, del tutto ignari del pericolo che incombeva sulla loro tranquillità. Il risveglio della Bestia non era stato reso pubblico per evitare il diffondersi del panico.
In pochi minuti Alea raggiunse i verdi prati che si estendevano a perdita d'occhio, il vento che agitava dolcemente i fili d'erba trasportava con se l'aria salmastra ed il suo odore corroborante.
Stiracchiandosi, la Bekku si rivolse ad Al.
"Bene, la nostra destinazione non è molto lontana, ci basterà seguire la costa verso sud, in mezz'ora al massimo saremo alle rovine."
La piccola annuì e tornò all'interno della gemma.
Le rovine furono raggiunte in fretta e proprio come per Thi'Saiuaela, alcune guardie stazionavano al loro ingresso.
Alea raggiunse in fretta il posto di blocco e come da prassi mostrò la propria gemma per poter entrare. La lunga scalinata che scendeva nel sottosuolo era ancora in buono stato nonostante il passaggio dei secoli, e i cristalli sulle mura risplendevano ancora carichi di energia.
Giunta in fondo alla scalinata, Alea non poté fare a meno di notare la piazza centrale, con il suo cristallo che risplendeva illuminando a giorno tutto il sottosuolo. Sebbene fosse di dimensioni minori rispetto a quello visto a Thi'Saiuela, questo sembrava irradiare una luce calda e benevola.
"Mi aspettavo di trovare una città distrutta, questa sembra invece ancora abitabile." Disse tra se e se.
"Sento la gemma, è qui da qualche parte, ma l'energia del cristallo fa da schermo. Non riesco a capire esattamente dove si trova." Disse Al.
"Non ci resta altro che cercare in giro allora."
Il silenzio profondo rendeva il posto surreale, specialmente visto il buono stato degli edifici. Le botteghe erano completamente vuote, tutte le casse erano state scoperchiate ormai da tempo e nulla di utile sembrava essere rimasto in vista, le case ed i palazzi abbandonati erano come scheletri nel deserto, completamente spogli e privati di ogni cosa.
"Ci stiamo avvicinando." Disse improvvisamente Al, uscendo dalla gemma e camminando in direzione di una piccola palazzina che sembrava non aver preso bene il passare degli anni.
"Fa attenzione, mi sembra pericolante"
L'interno del palazzo era spoglio, come tutti gli altri, sebbene rimanevano in piedi ancora alcuni scaffali sui quali erano riposti dei libri consunti ed ormai illegibili.
"Chissà se tra questi libri ce ne fosse qualcuno con informazioni su Jörmungandr." Chiese Alea.
"Dubito lo scopriremo mai." Rispose Al fermandosi improvvisamente.
"Aspetta, fa silenzio." Disse, e protese le orecchie in avanti.
Uno strano suono metallico proveniva dalla parete opposta della stanza, Al fece qualche passo in quella direzione per senitre meglio, fino a raggiungere il muro.
"Ho già sentito questo rumore..." Non fece tuttavia in tempo a finire la frase.
Una voragine si aprì nel pavimento, facendo cadere la piccola Bekku nel buio più profondo.

sabato 13 dicembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XXIII

Il lungo corridoio che attraversava il palazzo terminava su una scalinata che seguiva il perimetro circolare per tutti i quattro piani.
Una volta in cima le guardie si fermarono davanti alla porta decorata con finiture in oro.
La porta fu aperta e la luce che ne uscì quasi abbagliò Alea.
L'enorme lampadario al centro del soffitto era formato da cristalli, i quali emanavano un'intensa luce. La sala riunioni era grande e spaziosa, al suo centro sedeva un enorme tavolo rettangolare al quale potevano accomodarsi senza problemi anche una trentina di persone.
Dal lato opposto della stanza, ad attendere la Bekku, vi era il volto apparentemente sempre imbronciato di Echter Baselard.
"Credevo che fosse l'Ammiraglio a volermi incontrare." Disse Alea osservando l'uomo.
"Ed infatti è così!" Rispose una voce alquanto gioviale che sembrava provenire dalla sedia al capo opposto del tavolo.
La sedia roteò lentamente su se stessa, consentendo finalmente ad Alea di vedere il viso dell'Ammiraglio.
Il volto dai lineamenti delicati contrastava di netto con l'austera divisa militare in grigio, nero ed argento che indossava. Sebbene non riuscisse a nascondere le procaci forme, l'abbinamento di colori e lo stile della divisa risucivano a mascherarle egregiamente, almeno dalla distanza.
La donna si alzò ed inchinandosi rimosse il tricorno che le adornava il capo, mostrando le lunghe orecchie e la coda felina.
"Ammiraglio Lailah Mlodyn. È un piacere conoscerti."
Alea rimase per qualche momento senza parole, mai si sarebbe aspettata che un alto ufficiale potesse essere una Bekku come lei. Di solito i membri della sua stessa razza tendono a tenersi in disparte e difficilmente si fanno coinvolgere in affari di stato, preferendo una vita più calma e rilassata. Non che lei stessa non fosse un caso eccezionale.
"Ammiraglio, le vorrei ricordare la grave accusa che pende sulla testa di questa Avventuriera!" Disse adirato Echter.
"Oh suvvia! Non mi sembra una cattiva persona. E poi devo forse ricordarti chi è che comanda qui dentro?"
L'uomo non osò replicare e si limitò ad emettere un grugnito di dissenso.
"Bene!" Continuò Lailah sorridendo.
Posò il tricorno sul tavolo e si diresse velocemente verso Alea, osservandola da vicino ed annusandola.
"Hmm... hai un odore particolare, diverso. Una persona col tuo profumo non potrebbe mai essere cattiva." E sorridendo nuovamente abbracciò la Bekku.
Alea rimase titubante per un momento non sapendo come comportarsi, e con gli occhi si guardava intorno confusa finché non incrociò lo sguardo di Echter, vistosamente infuriato.
"AMMIRAGLIO!" Urlò l'uomo, e Lailah lasciò Alea.
"Giusto, giusto, mi sono fatta prendere la mano!" Rispose cacciando fuori la lingua in una smorfia.
"Prego, siediti, abbiamo alcune cose da discutere."
Alea non se lo fece ripetere due volte e subito si sedette. L'ammiraglio prese posto proprio di fianco a lei.
"I maghi dell'osservatorio hanno rilevato una oscillazione anomala nel flusso di etere che collega Malkia'wa a Kadala Nadara." Disse con espressione seria.
"Secondo loro è stata usata una potente magia proibita, e l'epicentro risulta essere la zona in cui la tua carovana è stata attaccata."
Alea non parlò, ma si limitò ad ascoltare.
"Un incantesimo di tale potenza difficilmente può essere lanciato da una sola persona, spesso servono più incantatori, e comunque difficilmente se ne esce vivi."
"Quindi adesso volete fermare questa minaccia?"
"Teoricamente per l'uso di magie proibite c'è la pena di morte. Tuttavia..."
"Tuttavia?"
"Ci risulta che la persona colpevole abbia in realtà salvato le vite di decine di uomini, protetto un carico importantissimo per la nostra città e al tempo stesso sconfitto la grave minaccia posta da Periya Palli. Quindi per questa volta chiuderemo un occhio."
Alea non si scompose.
"E sono sicura ci siano delle altre motivazioni, non mi avrete convocato qui solo per dirmi che non ci saranno ripercussioni, vero?"
"In effetti ci sarebbe altro. Ci serve il tuo aiuto. Solo una persona con le tue capacità può salvarci."
"Oh, bene, mi sembrava troppo facile. Cosa devo fare quindi?"
"Jörmungandr è risorto!"

sabato 6 dicembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XXII

Il rumore dei soldati in marcia ed il chiacchiericcio destarono Alea dal suo sonno.
"Ungh! Che mal di testa atroce!"
La Bekku scostò i pesanti tendoni del carro per osservare all'esterno. La luce del sole al tramonto le colpì gli occhi, costringendola a pararsi con un braccio.
Appena abituata alla luminosità osservò attentamente il paesaggio. Il canyon era ormai lontano all'orizzonte, ed il deserto aveva lasciato il posto ad una verdeggiante pianura.
"Oh! Guardate un po' chi è tornata fra noi!" Il vocione di Yarost' era inconfondibile.
Urla di gioia, fischi ed applausi si levarono dal gruppo di mercenari.
"Ci hai fatto prendere un bello spavento. Al termine della battaglia ti abbiamo trovata a terra priva di sensi." Spiegò lo Sthula.
"Hai dormito per ben tre giorni, pensavamo non ti saresti più svegliata."
Il cuoco della carovana portò un lauto pasto che la Bekku divorò in poco tempo.
"L'appetito non le manca! Starà bene in fretta!" Disse l'uomo scoppiando in una fragorosa risata.
"Cosa è successo dopo la battaglia?" Chiese Alea.
"Abbiamo viaggiato tranquilli. Voci della sconfitta di Periya devono essere giunte agli altri clan, che hanno ben pensato di tenersi alla larga da noi." Rispose Yarost'.
"Non avrei mai pensato che esistessero degli avventurieri così forti, mi devo ricredere sul loro conto." Aggiunse annuendo col capo.
Alea sorrise e tornò a guardare il panorama.
"Manca poco ormai per Kadala Nadara, dovremmo arrivarci per domani, vero?"
"Sì, non dovremmo più incontrare ostacoli di alcun tipo. L'area in cui ci troviamo è sotto il controllo della Guardia."
Il resto del viaggio proseguì senza alcun intoppo, e lungo il tragitto si fu solo qualche sporadico incontro con la fauna locale.
L'alba arrivò in fretta e all'orizzonte era possibile scorgere il vasto oceano e Kadala Nadara, la città galleggiante.
Bastarono poche ore per giungere al lungo ponte che forniva da punto di accesso terrestre per la città sul mare. Il luogo pululava di mercanti e pescatori, piccole barche ed enormi pescherecci affollavano le acque, tutti intenti a lavorare e a portare a casa le ricchezze del mare.
Al uscì dalla gemma ed iniziò a correre per la spiaggia.
"Erano secoli che non vedevo il mare!" disse divertita.
"Secoli?" Chiese Yarost'.
"Oh, non farci caso, ogni tanto dice cose strane" Rispose Alea cambiando discorso.
La carovana percorse il lungo ponte che terminava ai cancelli della città.
Diversi membri armati della guardia ed un uomo in una pesantissima ma elegante armatura da cerimonia erano lì ad attendere il gruppo.
"Ben arrivati a Kadala Nadara, vi aspettavamo con ansia." Disse l'uomo, visibilmente alterato.
"Oh, saluti a te, Echter. Non mi aspettavo di ricevere il benvenuto dalla Guardia privata dell'Ammiraglio." Rispose lo Sthula con tono di sfida.
"Non sono qui per te ed il tuo gruppo di buoni a nulla, consegnate il vostro carico e sparite dalla mia vista!" Rispose adirato l'uomo.
"E per quale motivo ti saresti scomodato se non per infastidire me ed i miei uomini?"
"Sono qui per lei." Disse puntando il dito verso Alea.
"Per me?" Chiese la Bekku con aria sorpresa. "Cosa potrebbe volere un ufficiale da una semplice avventuriera?"
"Sono io che faccio le domande qui. Seguimi, l'Ammiraglio in persona vuole parlarti." Echter si voltò senza aggiungere altro e si incamminò verso l'interno della città.
Le guardie circondarono Alea, scortandola al seguito del loro superiore.
Il gruppo attraversò la città passando per la via principale, uomini e donne lasciarono il passo al capo della guardia e la scorta, fermandosi a guardare incuriositi. Non capitava tutti i giorni di assistere ad una scena simile.
Giunti di fronte al grande palazzo amministrativo, sito al centro preciso della cittadina, le guardie si fermarono.
"Non è bene che tu ti presenta all'Ammiraglio vestita con quegli stracci. Una volta al'interno del palazzo vedi di cambiarti e darti una lavata!"
"Diamine, ho viaggiato per oltre una settimana e combattuto contro orde di mostri, ti aspettavi che arrivassi profumata e fresca come una rosa?" Rispose seccata Alea.
"Attenta a come parli, Bekku. Mi ci vuole ben poco a farti chiudere in prigione e far buttare via la chiave della cella!" Rispose Echter prima di andarsene.
"Scommetto che non ha molti amici eh?" Chiese Alea ad una delle guardie che la scortavano, che si limitò tuttavia a portarla fino ad una stanza per gli ospiti del palazzo.
La camera era lussuosa e piena di tutti i comfort possibili. L'enorme letto a baldacchino era in ordine perfetto, il prestigioso armadio pieno di vestiti degni di una regina, la specchiera splendente e con i trucchi in bella mostra, uno scrittoio pronto con diversi tipi di carta da lettera e buste. La porta sul lato della stanza dava su un enorme bagno, la cui vasca era talmente grande da poter comodamente ospitare anche quattro persone.
"O beh, sarebbe scortese non approfittare di tanta cortesia." E senza perdere altro tempo, Alea tolse di dosso le vesti impolverate e si immerse nella calda acqua della vasca.
Il tepore sciolse i suoi muscoli, permettendole finalmente di rilassarsi.
"Ah, non ricordo l'ultima volta che ho fatto un bagno come si deve." Spese una buona mezz'ora in ammollo nella calda acqua, dopodiché si decise ad uscirne, arrivando di fronte all'armadio.
"Saranno anche vestiti di buona qualità, ma sono un po' troppo pomposi per i miei gusti."
Decise quindi di optare per un aspetto più sobrio ed adatto ad un incontro con le alte cariche militari, la sua armatura da cerimonia sarebbe andata benissimo.
Dopo essersi cambiata d'abito, uscì dalla stanza dove le guardie la aspettavano e si fece scortare fino al salone delle riunioni dove l'Ammiraglio la attendeva.

domenica 23 novembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XXI

L'aria si fece pesante, satura di etere divenne difficile da respirare.
I due incantesimi si scontrarono e l'onda d'urto spazzò via polveri e detriti per decine di metri nell'area. L'attrito tra le due forze che spingevano l'una contro l'altra causò una pioggia di scintille e scariche elettriche.
Lo sforzo per il mantenimento della magia era ben visibile sul volto di Alea, rigato dal sudore.
Periya invece sembrava non averne risentito affatto.
"Ti vedo stanca Gattina, eppure dopo tutte quelle parole mi sarei aspettato di più!"
Il Pallikal rilasciò quindi maggiore energia, ed il drago di fuoco iniziò a spingere più forte contro la sfera, facendola indietreggiare lentamente.
Alea non batté ciglio, rimanendo immobile nel punto in cui si trovava.
"Finiamola con questa perdita di tempo, non puoi nulla contro un Dio!"
E sfruttando tutta l'energia rimasta Periya impresse ancora maggiore forza al drago.
Un ghigno soddisfatto apparve sul volto della Bekku.
"Ben fatto!" Disse, senza aggiungere nulla.
Sollevando la sua staffa in direzione della sfera e roteandola in senso antiorario due volte, ne sbatté il calcio al suolo.
I simboli magici precedentemente impressi, iniziarono ad illuminarsi, moltiplicandosi a vista d'occhio, fino a coprire un'area circolare di una decina di metri di raggio.
Il Pallikal si guardò intorno, cercando di capire cosa stesse accadendo. Ritornò tuttavia a concentrarsi sulla sua magia.
"Credi forse di riuscire a distrarmi con un paio di lucette? Ci vuole ben altro per farmi perdere l'incantesimo!"
Alea non rispose, ma assunse una posa più rilassata, il rituale era completo e non necessitava più della sua energia.
Nel mentre il drago di fuoco continuava la sua avanzata, spingendo la sfera sopra la testa della Bekku, nel punto centrale dell'area, e proprio quando sembrava fosse ormai la fine, fasci di luce viola si alzarono da ogni glifo.
La sfera cominciò a contorcersi e a roteare, mutando la sua forma fino a diventare ovale. Un'enorme bocca demoniaca apparve sulla superficie, ed una densa nebbia violacea iniziò a fuoriuscirne. I fasci di luce si tramutarono in catene di energia che legarono e bloccarono l'enorme bestia di fuoco ed il Pallikal.
"Cosa... che sta succedendo?" Chiese gridando Periya in preda al panico.
"Sodras, guardiano, il cielo fai offuscare
Apri il portale, che fa ad Ures approdare,
con catene di luce il moto proibisci
del mio nemico la libertà abolisci,
quando le fauci di tenebra vai a spalancare,
la violacea nebbia il corpo fa ansare,
senza via di ritorno l'anima digerisci,
nella terra eterna il destino bandisci.
"
"Impossibile! Quella è... è solo una leggenda!" Il Pallikal si dimenava nel tentativo di liberarsi dalle catene, ma senza alcun successo.
Improvvisamente la nebbia smise di fuoriuscire dalla bocca, rimanendo confinata nell'area delimitata dalle rune. Le fauci si aprirono ancora di più ed un portale apparve al loro interno. Con forza inaudita iniziarono a risucchiare ogni cosa.
Il drago fu assorbito in un turbinio di vento e fiamme, mentre Periya tentò disperatamente di aggrapparsi al suolo, ma i suoi sforzi furono vani ed infine anche lui venne trascinato via, sparendo in quel buco verso un'altra dimensione dalla quale non avrebbe più fatto ritorno.
Quando tutta la nebbia fu finalmente inghiottita, le fauci si richiusero e la sfera collassò su se stessa, svanendo nel nulla.
Alea era rimasta sola nell'ampio spazio, nel più totale silenzio. Passarono pochi secondi e stremata si accasciò al suolo.
"Questa è la prima ed ultima volta che evoco un semidio..." disse ad alta voce sorridendo, prima di perdere i sensi.

sabato 15 novembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XX

Le grida e il rumore delle armi che cozzano contro scudi ed armature dominavano il campo di battaglia.
Sebbene si combattesse ormai su un solo fronte, i mercenari si trovavano in forte inferiorità numerica, rendendo difficile anche solo non perdere terreno.
"Sono in troppi! Non riusciamo più a respingerli!" Gridò uno dei combattenti.
Una nuova improvvisa carica dei Pallikal sbaragliò gli ultimi scudi che reggevano la linea.
"Non così in fretta!"
Con un potente colpo d'ascia, Yarost' rispedì indietro gli assalitori.
"Forza! Riorganizzatevi e riformate la linea! Questi li terrò occupati io." Disse ritornando minacciosamente in posa da combattimento.
Alcuni Pallikal indietreggiarono intimoriti dal possente Sthula, ma furono ben presto colpiti da sfere infuocate pioventi dal cielo come piccoli meteoriti.
"Ai codardi non è concesso di vivere!" Tuonò una voce roca ed i rimanenti uomini lucertola si scostarono per fare spazio.
L'enorme Pallikal si fece avanti, la sua imponente figura incuteva timore persino ai suoi simili. Il corpo coperto di vecchie cicatrici e bruciature era la prova delle innumerevoli battaglie combattute per salire al potere nel suo clan, ed ogni ferita era un trofeo.
"Tu che profani le nostre sacre terre. Tu che calpesti il suolo dei nostri avi, come osi ribellarti al giudizio del Fuoco?" Urlò Periya guardando Yarost' dall'alto verso il basso.
"Hah! Falla finita! Le vostre Terre Sacre sono ad almeno due giorni di cammino da qui. Sappiamo benissimo qual è il tuo obiettivo. I Cristalli contenuti in questi carri!"
"Vedo che non sei uno sprovveduto, ma visto che sai quali sono i miei piani, non posso lasciarti in vita!"
"Oh? Perché? Altrimenti ci avresti risparmiati? Lo sanno tutti che non lasci mai superstiti!"
Senza risposta alcuna, Periya attaccò, invocando una colonna di fuoco proprio sotto allo Sthula che non ebbe il tempo di scansarsi.
"Hahahaha! Brucia nel fuoco purificatore degli elementali!"
"Non così in fretta!" La colonna di fuoco si diradò svanendo, l'enorme ascia di Yarost' uscì dalle fiamme volando in direzione del Pallikal, costringendolo a scansarsi e a terminare l'incantesimo.
"Cosa...?"
"Teletrasporto a corto raggio, nulla che un buon manipolatore dell'etere non possa eseguire." La voce di Alea spiegò al sorpreso Periya.
"È giunto il momento di combattere il fuoco col fuoco." Aggiunse.
La lunga cappa, nera come l'oscurità più profonda, era aperta dalla vita in giù. I pantaloni dello stesso colore terminavano alle caviglie con uno spacco a V, incorniciando gli scuri stivaletti lasciando intravedere la calzamaglia rigata che contrastava con il resto dell'abbigliamento.
Un enorme cappello con la punta piegata all'indietro le copriva il capo, oscurandole quasi completamente il volto. Solo le candide orecchie fuoriuscivano da degli appositi buchi sui fianchi del copricapo.
Senza perdere altro tempo, Alea iniziò a raccogliere l'etere necessario per la magia. Lo stesso fece il Pallikal, preparando il più potente dei suoi incantesimi.
Caratteri luminosi iniziarono ad apparire, bruciando ed incidendo il suolo che toccavano.
"Per gli Undici... non starà mica..." Yarost' ordinò immediatamente agli uomini di tornare ai carri portandosi dietro i feriti e di abbandonare l'area.
Una coltre di fumo denso e scuro come la notte iniziò ad avvolgere Alea, vorticando fino alla punta del suo bastone, per poi dirigersi verso il cielo a formare un'enorme sfera nera.
Periya al tempo stesso fu circondato dalle fiamme, che ben presto presero l'aspetto di un enorme drago di fuoco.
"Questa è la fine per te lucertolone!"
"Nessuno ha mai sconfitto le mie fiamme, e non sarai di certo tu a fermarmi. Non ora che sto per diventare un Dio!"
La conversazione non durò oltre, entrambi gli incantesimi erano ormai pronti ed in rotta di collisione l'uno verso l'altro.

sabato 8 novembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XIX

I rumori della battaglia echeggiavano nell'enorme piazzale in cui si era fermata la carovana.
Le fiamme dei falò potenziate dalla presenza degli elementali del fuoco illuminavano abbondantemente l'area altrimenti oscura.
I Pallikal attacavano sui due fronti, arrivati da entrambi i lati del canyon, e il gruppo di mercenari faticava per non perdere terreno.
"Voi con asce e lance, seguitemi! Dobbiamo abbattere quella linea di scudi!"
Yarost' come una furia brandiva la sua enorme ascia bipenne, troppo grande per qualsiasi umano, caricando le linee nemiche e falciando ad uno ad uno tutte le lucertole che tentassero di pararglisi d'innanzi.
Improvvisamente un forte boato scosse il suolo, fumo e fiamme si levarono al cielo, la retroguardia della carovana spazzata via dall'onda d'urto.
Un Pallikal più grande rispetto agli altri aveva scagliato l'incantesimo, un'enorme sfera di fuoco che al contatto con il suolo aveva causato la potente esplosione.
Lo Sthula si girò per osservare la situazione.
"Periya Palli! Dannazione! Abbiamo l'intero clan delle Ceneri addosso!"
Il nome era famoso in tutta Samuha, il capoclan delle Ceneri Ignee, solo morte, distruzione ed uno spesso strato di cenere rimaneva del suo passaggio.
"Presto, correte a rinforzare la retrovia! A questi ci penso io!" Urlò ai pochi uomini con gli scudi rimasti, appena prima di lanciarsi nuovamente all'assalto. Un gruppo di Pallikal distaccatosi dal resto tentò di intercettare i guerrieri, ma furono bloccati sul cammino da una pioggia di frecce dalla scia iridescente.
"Perché non ve la prendete con qualcuno del vostro calibro?" Gridò Alea provocando gli uomini lucertola, con lo sguardo poi intimò ai mercenari di proseguire.
La risposta dei Pallikal non si fece attendere ed immediatamente caricarono la Bekku, che senza troppi complimenti balzò all'indietro, scagliando un'altra pioggia di frecce sui suoi avversari. La carica durò ben poco sotto il feroce attacco potenziato dall'etere.
Yarost' continuava ad attaccare, e con i suoi colpi incessanti gli assalitori caddero uno dopo l'altro, i pochi rimasti decisero di abbandonare la zona e sparpagliandosi raggiunsero l'armata che assaliva la retrovia.
"Bene, se non altro adesso abbiamo solo un fronte di cui preoccuparci." Il grosso Sthula ordinò ai pochi mercenari rimasti con lui di andare ad aiutare gli altri combattenti, prima di cadere in ginocchio. Nello scontro era stato ferito ad un fianco e la ferita si era allargata combattendo.
Una lieve luce azzurra come una nube di vapore lo avvolse improvvisamente, curando parzialmente le sue ferite.
"Potrai ringraziarmi dopo, adesso pensa ad arrivare da un curatore, per ora più di così non posso fare." Disse Alea che nel mentre lo aveva raggiunto.
"E chi l'avrebbe mai detto, l'avventuriera si rivela essere piena di risorse... e più affidabile di questo branco di incapaci." Rispose Yarost' ghignando, ma il suo ghigno fu interrotto da una fitta di dolore.
"Al posto tuo risparmierei le energie, ti serviranno per il prossimo scontro" E volgendo lo sguardo verso Periya continuò "Credo che questa volta dovrò andarci giù pesante." Detto ciò Alea portò la mano al ciondolo che si illuminò, pronto a modificare ancora una volta il suo equipaggiamento.

sabato 1 novembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XVIII

La carovana procedeva spedita, bastarono un paio d'ore per raggiungere l'entrata di quel labirinto di canyon ed altipiani.
Prima di varcare l'enorme arco naturale che segnalava l'inizio delle Terre del Fuoco, Yarost' ordinò ai suoi uomini di cambiare formazione. Dentro il canyon sarebbe stato difficile scorgere qualsiasi nemico sulla lunga distanza, motivo per cui decise di inviare degli scout in avanscoperta. Scudi e lance formavano la prima linea difensiva, seguiti ad una certa distanza dagli arcieri. In retroguardia erano presenti i combattenti più corazzati, tutti i restanti si tenevano presso il centro della carovana, pronti a dar manforte dove fosse necessario.
Alea rimase sul tetto di una delle carrozze, dal punto sopraelevato aveva visuale libera sull'intero gruppo.
"Tu lassù, sei un facile bersaglio per le frecce lo sai? E quella ragazina che ti seguiva, che fine ha fatto? L'ultima cosa che voglio è una bimba sulla coscienza!" Gridò lo Sthula in direzione della Bekku.
"Non hai nulla di che preoccuparti, so quello che faccio. Ed Al è quì con me." Rispose poggiando una mano sul petto dove il ciondolo era nascosto dalle vesti.
"Bah, se lo dici tu... Bene, ora che siamo pronti proseguiamo!"
Il viaggio continuò a passo ridotto, per non fare troppo rumore ed evitare di attirare attenzioni indesiderate. Ben presto l'entrata scomparve alla vista e solo le alti pareti in arenaria rimanevano a dar forma al paesaggio. La prima giornata di cammino in quelle terre scorse senza intoppi, solo l'incontro con qualche elementale fece temere eventuali attacchi da parte dei Pallikal, ma fortunatamente nulla accadde.
Nonostante non fosse ancora calata la notte, la carovana dovette fermarsi, nelle profondità del canyon e col sole coperto dagli altipiani l'oscurità arrivo molto più in fretta.
"Accampiamoci qui per la notte, voglio due gruppi di guardia, uno sul fronte ed uno sul retro, datevi il cambio ogni 2 ore, dovete rimanere vigili." Ordinò Yarost'.
La zona in cui si erano fermati era vicina ad un incrocio tra due vidersi rami del canyon, e lo spiazzo in cui si trovavano era circondato da terrazze molto più basse rispetto al resto dei restanti altipiani.
"Non sarebbe meglio mettere qualche uomo di guardia su quelle terrazze? Da lassù si avrebbe una visuale migliore." Fece notare Alea.
"Non c'è nulla di cui preoccuparsi, i nostri scout hanno già controllato l'intera zona, addentrandosi anche oltre la diramazione e non c'è alcun pericolo." Rispose burbero lo Sthula.
Alea tuttavia non era convinta e si allontanò dalla carovana per dirigersi verso le terrazze. Usando la gemma si preparò per l'esplorazione, cambiando il suo equipaggiamento in una leggera armatura in pelle che le consentiva una buona libertà di movimento. Prese il lungo arco composito dalla schiena, comparso con l'armatura, ed incoccò una freccia, pronta ad ogni evenienza.
La prima terrazza era libera e nulla lasciava presagire la presenza di forze ostili, la Bekku proseguì quindi in direzione della seconda.
Camminando lentamente e il più silenziosamente possibile, Alea esplorò la superficie piana dalla quale era possibile ben vedere la carovana. Girandosi per tornare giù, scorse non troppo lontano dal bordo dell'altipiano i resti di un falò ormai spento. Alea si avvicinò per esaminarlo meglio, le ceneri erano ancora calde, sebbene umide, spente con l'acqua per non far alzare fumo.
"Dannazione, me lo sentivo!"
Delle grida si levarono dall'accampamento sottostante, la carovana era sotto attacco.

sabato 25 ottobre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XVII

Il sole alto in cielo picchiava sul brullo terreno, arso dalla calura.
La carovana era ormai in viaggio da diverse ore, intorno ad essa si estendeva in ogni direzione il desolato paesaggio fino all'orizzonte, spezzato unicamente da qualche alberello e pochi arbusti ormai completamente rinsecchiti.
I mercenari marciavano ai fianchi dei carri dandosi il cambio ogni ora circa, rimanere esposti al caldo torrido del deserto più a lungo avrebbe sfiancato anche il più forte dei guerrieri.
Yarost' era seduto al fianco del cocchiere della prima carrozza, scrutava la mappa mentre con un binocolo osservava attentamente il paesaggio, dando direzioni per raggiungere la destinazione.
Alea era sdraiata sul tetto della stessa carrozza, coperta dalla sua cappa, riparava gli occhi dal sole con un braccio.
Lo Sthula si arrampicò sulle scalette e affacciandosi osserò la Bekku e tirò un profondo sospiro.
"Non si stanchi troppo Madama, non vorrei che un fiore si delicato possa rovinarsi." Disse con tono ironico.
"Siamo ancora lontani dale Terre di Fuoco e non ci arriveremo prima di domani continuando di questo passo. Questa zona è sicura, meglio conservare le energie fino ad allora, ci serviranno."
"E cosa ti fa pensare di essere fuori pericolo?"
Alea non rispose ma con la coda indicò un punto in lontananza. Osservando col binocolo Yarost' potè individuare la zona, un'oasi nel mezzo del deserto.
"Quella è l'ultima oasi prima delle Terre di Fuoco, consiglio di fermarci lì per la notte, ci vorranno comunque ancora diverse ore per raggiungerla." Disse ghignando.
Yarost' sbuffò, ridiscese e tornando a sedere controllò nuovamente la mappa. L'oasi era effettivamente marcata e distava almeno altre cinque ore di viaggio dai confini delle Terre di Fuoco.
"Dannata gatta, come diamine fa ad orientarsi così facilmente nel deserto anche dormendo?" Dopo il suo sfogo, diede nuove indicazioni al cocchiere, cambiando la direzione della carovana.
Quando raggiunsero l'oasi, il sole era ormai quasi tramontato del tutto. Alcuni degli uomini piazzavano le tende per la notte sotto le direzioni del massiccio Sthula, altri raccoglievano acqua per il viaggio. Alea nel mentre perlustrò il perimetro dell'oasi, assicurandosi che il luogo fosse sicuro e tracciando dei glifi di protezione tutt'intorno.
Diversi falò fuorno accesi ed il cuoco della compagnia preparò un calderone pieno di stufato, la Bekku era la prima della fila.
"Stufato, ottima idea, le notti nel deserto sono molto fredde. Mangiate e riposatevi, da domani entreremo in territorio nemico!" Disse Yarost' agli uomini.
Dopo aver gustato la sua porzione, Alea balzò agilmente sul tetto di uno dei carri.
"Mi occupo io del turno di guardia, lascia che i tuoi uomini riposino. D'altronde hanno marciato per quasi tutto il giorno."
"È per questo che hai dormito per tutto quel tempo? Carino da parte tua, non me lo sarei mai aspettato." Rispose lo Sthula con tono ironico.
"Uno dei vantaggi della vita da avventuriera è che non ricevo mai ordini. Gestisco il mio lavoro come meglio credo, l'importante è raggiungere l'obiettivo." Disse, poi guardando Yarost' con un sorriso beffardo continuò "E fin ora non ho mai fallito!"
La notte passò velocemente ed in tutta tranquillità, come previsto da Alea, e alle prime luci dell'alba i mercenari erano già intenti a smontare l'accampamento per riprendere il viaggio.
Ben presto il panorama iniziò a cambiare, il piatto orizzonte lasciò spazio ad una serie di canyon ed altipiani, non meno brulli o desolati rispetto al deserto. Quanto meno il cambio di colore tra il giallo del terreno sabbioso e il più scuro ocra dell'arenaria rendeva la vista meno dolorosa per gli occhi.
Le Terre del Fuoco erano ormai vicine.

sabato 18 ottobre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XVI

Il mattino giunse in fretta, le prime luci dell'alba filtravano dai lati delle tende, illuminando fiocamente la stanza della locanda.
Al si svegliò, il suo volto colpito da un raggio di sole, e stopicciando gli occhi si alzò dal letto.
Si guardò intorno ma di Alea non vi era traccia. Cercò ovunque nella stanza, nel piccolo bagno, dentro l'armadio, persino sotto le coperte del letto.
"Benedetta ragazza, dove si sarà cacciata?"
La porta si aprì improvvisamente ed Alea fece il suo ingresso lanciando un rotolino alla cannella in direzione di Al, che riuscì con non poca difficoltà ad afferrarlo prima che cadesse al suolo.
"Su, mangia e preparati, abbiamo una carovana da scortare!" Disse prima di addentare uno dei dolcetti che stava trasportando.
Pochi minuti dopo le ragazze erano pronte per il viaggio, uscendo dalla locanda in silenzio salutarono Lelei intenta a trafficare dietro al bancone e si diressero verso i grandiosi cancelli della città.
Appena fuori dalle grandi mura, un folto gruppo di mercenari circondava i cinque carri della spedizione.
Il capo della spedizione, un grosso Sthula reso ancora più massiccio dall'imponente armatura che indossava, attirò l'attenzione dei soldati di ventura ed iniziò a spiegare  gli obiettivi della missione.
"Il mio nome è Yarost' Vetra, comandante delle Lame Sanguinarie. Seguite alla lettera i miei ordini e tornerete tutti a casa interi... più o meno. Fate di testa vostra e vi assicuro che non rivedrete un altro giorno. Chi non se la sentisse di affrontare questo viaggio è libero di andare via ora."
Alcuni dei combattenti meno coraggiosi abbandonarono il gruppo per tornare in città.
Lo Sthula proseguì.
"Bene, ora che ci siamo liberati degli scocciatori, proseguiamo. Come probabilmente già sapete, il nostro scopo è quello di far arrivare questi cinque carri intatti a Kadala Nadara."
"Ancora non capisco perché dobbiamo viaggiare con questa gente." Chiese Al ad Alea.
"Ascolta e capirai." Rispose la Bekku senza aggiungere altro.
"Dovremo attraversare le Terre di Fuoco per giungere alla nostra destinazione. Sebbene gli elementali siano pacifici, quelle dannate lucertole che li venerano non saranno altrettanto amichevoli. Con un po' di fortuna incontreremo poca resistenza, ma nella peggiore delle ipotesi ci ritroveremo a dover affrontare orde di Pallikal come non ne avete mai visti prima."
La piccola si rivolse nuovamente ad Alea con sguardo perplesso.
"Non avremmo fatto prima con un'Aeronave? Perché affrontare questo pericolo?"
Alea allungò il braccio e mostrò ad Al tre dita.
"Uno, per prendere un'Aeronave serve una licenza che non abbiamo. Due, siamo rimaste senza fondi. Tre, perché così è più divertente!"
Yarost' divise i mercenari in 4 gruppi ed assegnò a ciascuno dei compiti diversi. Alea che si era tenuta in disparte fino a quel momento si avvicinò al massiccio Sthula, dandogli dei colpetti sulla spalla per attirare la sua attenzione.
"E tu chi saresti?" Chiese dopo essersi girato ed aver osservato attentamente la Bekku e la piccola di fianco a lei.
"Non mi sembri un mercenario e non credo che questo sia un luogo adatto ad una bambina."
"Sul primo punto hai ragione, sono un'avventuriera, non una mercenaria. Per quanto riguarda la tua seconda osservazione, posso assicurarti che questa bambina è più che capace di badare a se stessa."
Lo Sthula continuò ad osservarle attentamente per dei lunghi secondi.
"Ah sì, mi avevano detto che un avventuriero aveva accettato la richiesta. Non avrei mai pensato che qualcuno di quegli incapaci fosse anche tanto stupido da rischiare la vita per un lavoro simile, né tanto meno mi sarei aspettato una Bekku. Se ne vedono proprio di tutti i colori."
"Beh, se non ti dispiace, io vado a prendere il mio posto su quel carro lì. Vieni Al!" Ed indossando la sua cappa da viaggio si sedette di fianco al conducente del primo carro.
"Vedi di non farti ammazzare!" Gridò lo Sthula e dopo aver terminato gli ultimi preparativi, ordinò alla carovana di iniziare il viaggio.