Le strade brulicavano di mercanti ed avventurieri intenti a vendere e scambiare le proprie merci e servizi, una vista comune a Malkia'Wa.
Sebbene fosse ancora mattina, Alea non voleva perdere tempo nel districarsi tra la folla.
Con una serie di rapidi balzi, utilizzando le casse di merci ai bordi della strada come rampe di lancio, raggiunse agevolmente i tetti dei bazaar.
Evitando così le affollatissime strade della capitale, la Bekku si diresse verso il museo saltando di tetto in tetto.
Bastarono pochi minuti per raggiungere la destinazione.
Il museo era facilmente riconoscibile tra le altre costruzioni. Il palazzo era massiccio, con un enorme colonnato, e sebbene ritenesse il colore arancio giallastro dell'arenaria tipico della città, con la sua forma bizzarra risaltava tra i palazzi ordinati di Malkia'Wa.
Alea scese dal tetto sul quale si trovava e con sua grande sorpresa notò che la strada era deserta. Non si vedevano infatti i mercatini e le bancarelle tipiche che adornavano quasi ogni vicolo.
"Incredibile, non credo di aver mai visto una strada di questa città senza un'anima..."
Pensò ad alta voce, continuando a guardarsi attorno quasi sperando di vedere qualcuno. Quel silenzio era quasi surreale.
Camminò in direzione del museo fino a raggiungerne l'entrata, una targa posta sul muro recitava:
"Museo dell'Etere - Mostra permanente sulle Gemme di Risonanza dalla Seconda Era ad oggi. L'evoluzione cromatica."
Il portone era aperto ed Alea entrò. L'ingresso era buio, nessuna luce illuminava la stanza, ma dopo solo un paio di passi le torce alle pareti si illuminarono in successione, rivelando l'enorme atrio pieno di piedistalli e teche.
"Benvenuti al Museo dell'Etere, rilassatevi e seguiteci in questo viaggio alla scoperta del più profondo segreto di Samuha. Per guidarvi lungo il percorso della mostra, vi preghiamo di seguire l'ologramma."
La voce era diffusa in tutto l'atrio, e non sembrava provenire da un punto particolare. Nessuno era presente nella stanza oltre ad Alea, che si guardò intorno cercando l'ologramma.
La ricerca non durò a lungo, infatti proprio davanti a lei apparì materializzandosi poco a poco, quella che sembrava essere una fatina.
La piccola creatura olografica non proferì parola, ma fece cenno con la mano di seguirla.
Alea sorrise pensando alla stranezza di quel posto.
"Museo dell'Etere eh? Di certo non si sono risparmiati nell'uso della magia."
Seguendo l'ologramma, la Bekku passò di fianco a molte teche contenenti diverse gemme di risonanza, sebbene fossero tutte simili tra di loro potè notare che differivano per forma e dimensione oltre che per colore, ma ciò che più le rendeva diverse dalla sua era l'assenza di quella luce calda e brillante.
"Perché queste gemme non splendono? È come se..."
"Come se fossero prive di vita?"
Alea si girò di scatto, una alta figura con indosso vesti da mago ed il volto nascosto da un cappuccio era proprio dietro di lei. Le vistose orecchie a punta che nemmeno il cappuccio poteva nascondere tradivano la sua razza, un Teyvam, così come la sua voce tremolante tradiva l'età avanzata.
"E lei sarebbe?" Chiese Alea indietreggiando di un passo, tenendosi pronta a scattare al minimo segno di pericolo.
"Ah, perdonatemi, non era mia intenzione spaventarvi o essere scortese." Rispose scostando il cappuccio e mostrando il proprio volto solcato da profondi rughe ma dall'aspetto bonario.
"Io sono Evard Leclerc, sommo studioso dell'Etere nonché fondatore del museo in cui ci troviamo."
Disse allargando le braccia a mostrare il salone in cui si trovavano.
"Oh, beh, piacere, io sono Alea Yanglea." Rispose alla presentazione con un lieve inchino.
"Hmm, Yanglea dici eh? Nome inusuale per una Bekku... eppure credo di averlo già sentito da qualche parte..."
"Cosa intendeva per prive di vita?" Alea chiese immediatamente, non lasciando tempo al vecchio Teyvam di proseguire.
"Ah sì, dicevo, queste gemme di risonanza hanno perso il loro lustro poiché sono morte." Evard fece una breve pausa poi continuò.
"Vedi, come forse già sai, le gemme sono dei cristalli di etere puro, la vera essenza della magia e della vita su Samuha. Queste vengono a crearsi quando una forte anima viene a contatto con il desiderio di un cristallo."
"Il desiderio di un cristallo?"
"Sì mia cara, i Cristalli non sono solo dei graziosi sassolini fluttuani. Oltre ad essere enormi strutture in etere, sono anche la fonte di energia del nostro mondo, sono dei punti di contatto con Samuha stessa."
Alea rimase di stucco, ciò che il vecchio diceva poteva solo significare una cosa; Samuha era un essere vivente.
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sabato 20 settembre 2014
mercoledì 3 settembre 2014
Cronache di Leggende Perdute - XI
Il portale si richiuse dietro di Alea con un tonfo sordo, al suo posto solo la piccola gemma ancora fluttuante al di sopra del letto.
La calda luce che emanava le era mancata.
Si sedette al piccolo scrittoio, ripensando ai momenti passati a Rohe e alle parole di Al. Il suo passato sarebbe tornato alla memoria solo nel momento opportuno. Ma quando? Quanto ancora avrebbe dovuto attendere prima che tutto le fosse rivelato?
Aspettare restando con le mani in mano non era da lei ma non avendo altre alternative, Alea decise di trovare qualcosa con cui occupare il tempo.
Uscì dalla sua stanza, dirigendosi vero la sala centrale della Gilda. Le bacheche erano come al solito piene di incarichi da parte di cittadini ed organizzazioni.
Alea diede uno sguardo alle varie inserzioni, non ne trovò tuttavia nessuna degna di nota. Si sedette quindi al bancone con aria sconsolata.
"Aaah... neanche un lavoro degno di nota. Da una città così grande mi aspettavo di più."
Disse poggiando la testa sul bancone.
"Oh tesoro, non è da te abbatterti in questo modo. Di alla cara vecchia Lelei cosa ti assilla!"
Dall'altro lato del banco la piccola Babama, proprietaria della sede locale della gilda nonché capo della divisione di Malkia'Wa, sorrideva calorosamente.
Il suo aspetto giovanile, tipico dei Babama, tradiva in realtà la sua età avanzata. Lelei si era presa cura di Alea in passato quando, poco dopo essere stata ritrovata sulle spiagge della lontana Grad Mor, aveva deciso di entrare a far parte della gilda.
"Lelei, sono arrivata ad un punto morto nella mia ricerca... Ero così vicina a scoprire la verità ed ora non posso più proseguire."
Rispose Alea con aria sconsolata, nascondendo il viso tra le braccia.
"Tesoro, in passato ti è capitato diverse volte di arrivare a quello che credevi essere il capolinea, ma senza perderti d'animo hai iniziato a seguire delle strade differenti." La piccola Babama parlava mentre trafficava dietro al bancone, intenta a preparare una delle sue speciali tisane aromatiche.
"Perché non ti prendi una piccola pausa? Chi lo sa, magari facendo un giro per la città potresti imbatteti in qualche nuovo indizio!" Disse porgendole una tazza fumante.
Alea sorseggiò la bevanda, il suo calore e l'aroma fragrante le permisero di rilassarsi un po'.
"Dimmi Lelei..." chiese la Bekku con aria molto seria.
"Cosa posso fare per te tesoro?"
"Non è che avresti anche uno di quei rotolini alla cannella che mi piacciono tanto?"
Dopo qualche istante di silenzio, entrambe scoppiarono a ridere.
"Vado a prendertene uno, aspetta qui." La piccola Babama si allontanò dal bancone per andare in cucina.
Un foglio appeso ad una delle colonne del bancone, smosso dalla corrente, colpì l'occhio di Alea. Si trattava di un vecchio volantino per l'apertura del Museo dell'Etere, il punto focale della mostra sembrava essere la collezione di gemme di risonanza appartenute ai grandi condottieri del passato.
"Oh, questo sembra essere interessante, chissà se il museo è ancora aperto, questo volantino è di almeno dieci anni fa."
"Per essere aperto è aperto." Lelei appoggiò sul bancone un piattino con 3 rotolini alla cannella.
"Anche se ormai non credo abbiano più visitatori, visto che sempre più gente ha una gemma. Sarà per via dell'aumento dei cristalli?" Si girò prendendo una nuova tazza e versandoci la tisana precedentemente preparata.
"O beh, poco importa. Comunque dovresti andarci, pare ci sia una gemma simile alla tua, oltre a quella custodita a Pamai c'è anche questa... ma dove?"
Quando rialzò gli occhi, Alea salutava dalla porta d'uscita con la mano e le guance visibilmente gonfie di dolcetti, la sua prossima destinazione era chiara.
La calda luce che emanava le era mancata.
Si sedette al piccolo scrittoio, ripensando ai momenti passati a Rohe e alle parole di Al. Il suo passato sarebbe tornato alla memoria solo nel momento opportuno. Ma quando? Quanto ancora avrebbe dovuto attendere prima che tutto le fosse rivelato?
Aspettare restando con le mani in mano non era da lei ma non avendo altre alternative, Alea decise di trovare qualcosa con cui occupare il tempo.
Uscì dalla sua stanza, dirigendosi vero la sala centrale della Gilda. Le bacheche erano come al solito piene di incarichi da parte di cittadini ed organizzazioni.
Alea diede uno sguardo alle varie inserzioni, non ne trovò tuttavia nessuna degna di nota. Si sedette quindi al bancone con aria sconsolata.
"Aaah... neanche un lavoro degno di nota. Da una città così grande mi aspettavo di più."
Disse poggiando la testa sul bancone.
"Oh tesoro, non è da te abbatterti in questo modo. Di alla cara vecchia Lelei cosa ti assilla!"
Dall'altro lato del banco la piccola Babama, proprietaria della sede locale della gilda nonché capo della divisione di Malkia'Wa, sorrideva calorosamente.
Il suo aspetto giovanile, tipico dei Babama, tradiva in realtà la sua età avanzata. Lelei si era presa cura di Alea in passato quando, poco dopo essere stata ritrovata sulle spiagge della lontana Grad Mor, aveva deciso di entrare a far parte della gilda.
"Lelei, sono arrivata ad un punto morto nella mia ricerca... Ero così vicina a scoprire la verità ed ora non posso più proseguire."
Rispose Alea con aria sconsolata, nascondendo il viso tra le braccia.
"Tesoro, in passato ti è capitato diverse volte di arrivare a quello che credevi essere il capolinea, ma senza perderti d'animo hai iniziato a seguire delle strade differenti." La piccola Babama parlava mentre trafficava dietro al bancone, intenta a preparare una delle sue speciali tisane aromatiche.
"Perché non ti prendi una piccola pausa? Chi lo sa, magari facendo un giro per la città potresti imbatteti in qualche nuovo indizio!" Disse porgendole una tazza fumante.
Alea sorseggiò la bevanda, il suo calore e l'aroma fragrante le permisero di rilassarsi un po'.
"Dimmi Lelei..." chiese la Bekku con aria molto seria.
"Cosa posso fare per te tesoro?"
"Non è che avresti anche uno di quei rotolini alla cannella che mi piacciono tanto?"
Dopo qualche istante di silenzio, entrambe scoppiarono a ridere.
"Vado a prendertene uno, aspetta qui." La piccola Babama si allontanò dal bancone per andare in cucina.
Un foglio appeso ad una delle colonne del bancone, smosso dalla corrente, colpì l'occhio di Alea. Si trattava di un vecchio volantino per l'apertura del Museo dell'Etere, il punto focale della mostra sembrava essere la collezione di gemme di risonanza appartenute ai grandi condottieri del passato.
"Oh, questo sembra essere interessante, chissà se il museo è ancora aperto, questo volantino è di almeno dieci anni fa."
"Per essere aperto è aperto." Lelei appoggiò sul bancone un piattino con 3 rotolini alla cannella.
"Anche se ormai non credo abbiano più visitatori, visto che sempre più gente ha una gemma. Sarà per via dell'aumento dei cristalli?" Si girò prendendo una nuova tazza e versandoci la tisana precedentemente preparata.
"O beh, poco importa. Comunque dovresti andarci, pare ci sia una gemma simile alla tua, oltre a quella custodita a Pamai c'è anche questa... ma dove?"
Quando rialzò gli occhi, Alea salutava dalla porta d'uscita con la mano e le guance visibilmente gonfie di dolcetti, la sua prossima destinazione era chiara.
sabato 28 giugno 2014
Cronache di Leggende Perdute - X
Alle prima luci dell'alba, Alea era già in piedi e fuori dalla casa.
Seduta sotto l'albero con i piedi nella fresca acqua del laghetto, ponderava sulla sua prossima mossa.
Seduta sotto l'albero con i piedi nella fresca acqua del laghetto, ponderava sulla sua prossima mossa.
Guardando la luce filtrare tra le fronde ondeggianti, la bekku notò un particolare a cui non aveva fatto caso il giorno precedente. Il giorno era chiaro e luminoso, proprio come su Zemlya, tuttavia al posto del sole in cielo vi era quello che sembrava essere un enorme glifo magico, che risplendeva di luce propria.
"Ma cosa..."
Percependo una presenza alle sue spalle, Alea si alzò di scatto voltandosi.
Dietro di lei però c'era solo la piccola bekku.
"Per i Sette! Dovresti imparare ad annunciarti anziché apparire come un fantasma!"
Disse visibilmente scossa.
"Ma se ti ho chiamata ben tre volte!" Rispose la piccola.
"Eri talmente assorta nei tuoi pensieri che non mi hai nemmeno sentita."
Alea realizzò che dal suo arrivo a Rohe, era diventata molto più vulnerabile, era in qualche modo cambiata.
"Comunque..." Disse ricomponendosi. "Sono arrivata ad una decisione." Asserì parlando alla piccola.
"Non posso rimanere qui per sempre, devo tornare su Zemlya"
La bimba applaudì la decisione e ridendo allegramente si sedette sul prato.
"Dunque hai un piano?"
"Sì. Ma prima di tutto mi servono dei vestiti. Per quanto possa essere più comodo, non credo sia appropriato andare in giro così."
Chiudendo gli occhi per trovare la concentrazione necessaria, Alea provò nuovamente ad evocare le sue vesti da viaggio, ma ancora una volta senza successo.
La piccola osservava attentamente Alea, e le si avvicinò posandole una mano sul fianco.
"Ma perché non me lo hai detto subito?"
Disse, e schioccando le dita fece comparire i vestiti, ordinatamente ripiegati e puliti.
"In questo mondo siamo una d'avanti l'altra. Non c'è il legame telepatico come con la gemma. Se vuoi qualcosa devi dirlo."
Disse facendo la linguaccia.
Alea rimase un momento in pensiero, essendo abituata a canalizzare la sua volontà alla gemma non aveva immaginato una cosa tanto semplice.
Tornarono entrambe all'abitazione e una volta giunta alla sua stanza, prima di vestirsi, Alea si guardò allo specchio.
La sua figura slanciata era la stessa di sempre e quella che ci si aspetterebbe da una bekku in costante allenamento con lineamenti sinuosi ed eleganti, come quelli di un felino e nonostante le innumerevoli battaglie affrontate, neanche una cicatrice. A contraddistinguerla ulteriormente da tutte le altre persone del mondo poi, quelle strisce metalliche che le adornavano i fianchi e il disco alla base della coda, così perfettamente fusi alla pelle da sembrare una cosa unica.
"Non mi abituerò mai alla loro vista." Disse sospirando prima di vestirsi.
Pochi minuti dopo, uscì dalla stanza e si diresse in cucina, dove la bimba la attendeva.
"Eccomi. Sono pronta. Prima di andare però, dobbiamo metterci d'accordo. Come ti devo chiamare? Mi fa strano usare il mio stesso nome."
La piccola portò una mano al mento e pensando disse.
"In effetti non è conveniente. Che ne dici di Al? Semplice e facile da ricordare, non trovi?"
Alea annuì.
"Bene Al, per la nostra prossima mossa mi servirà il grimorio. Ho intenzione di aprire un portale per Malkia'wa"
Al, sorridendo come sempre, evocò lo spesso tomo magico, porgendolo ad Alea.
"Sei sicura di ciò? Non so se sia possibile creare un portale così. Ci vorrebbe una quantità enorme di mana."
"Oh, ma non ho intenzione di creare un nuovo portale. Voglio solo riaprire quello che c'era già."
Al rimase in silenzio senza riuscire a comprendere ciò che Alea intendesse, non sapeva infatti di alcun portale da Rohe alla città.
"La gemma non è più a Thi'Saiuaela, vero?"
"No, dopo essere diventata portale l'ho riportata per sicurezza... Ah! Ma come facevi a saperlo?"
"Non lo sapevo. Ma è ciò che avrei fatto io."
Disse sorridendo.
"Bene, è ora. Andiamo."
Uscendo dalla casa raggiunsero il grande albero col cristallo, da quel punto la visuale sul glifo in cielo era perfetta.
Aprendo il Grimorio, Alea iniziò ad imprimere sulla carta una serie di glifi e formule con una piuma evocata all'istante.
L'inchiostro generato dal mana raccolto dal cristallo si staccò dai fogli e prese a fluttuare in cielo. I caratteri e i simboli magici formarono una spirale che lentamente salì fino a giungere al grande glifo, che si aprì in un enorme varco.
L'energia iniziò a scorrere lungo i simboli fluttuanti, creando un vortice che sembrava voler risucchiare tutto ciò che vi era intorno.
Alea guardò Al un'ultima volta, le sorrise, chiuse il grimorio e saltò nelle correnti magiche.
Aprendo il Grimorio, Alea iniziò ad imprimere sulla carta una serie di glifi e formule con una piuma evocata all'istante.
L'inchiostro generato dal mana raccolto dal cristallo si staccò dai fogli e prese a fluttuare in cielo. I caratteri e i simboli magici formarono una spirale che lentamente salì fino a giungere al grande glifo, che si aprì in un enorme varco.
L'energia iniziò a scorrere lungo i simboli fluttuanti, creando un vortice che sembrava voler risucchiare tutto ciò che vi era intorno.
Alea guardò Al un'ultima volta, le sorrise, chiuse il grimorio e saltò nelle correnti magiche.
sabato 21 giugno 2014
Cronache di Leggende Perdute - IX
Il cristallo incastonato nell'albero emetteva una flebile luce, a malapena visibile sotto i raggi del sole.
La minuta figura era di spalle, indossava un vestitino bianco ed un largo cappello dello stesso colore.
Immobile in quel punto, sembrava osservare qualcosa verso l'alto, solo la fresca brezza muoveva le sue vesti.
Alea si avvicinò lentamente per vedere meglio, e solo dopo qualche passo riuscì a capire che si trattava di una bambina, una piccola bekku, in quanto anche lei aveva una candida coda che spuntava fuori dal vestito.
Giunta sulla riva del laghetto, la bimba ne percepì la presenza e girò il capo lentamente.
Alea rimase di stucco nel vederla.
Il volto dai lineamenti delicati, i capelli color del platino e gli occhi d'oro e d'argento.
Quella che le si parava d'avanti era una piccola Alea, una sua copia identica ma da bambina.
"Finalmente ti sei svegliata!"
Disse la piccola con un sorriso radioso sul volto.
"Chi sei tu? Perché sei uguale a me?"
La bambina sorrise e tornando a guardare verso l'alto rispose.
"Davvero non mi risonosci? Eppure abbiamo passato così tanto tempo insieme."
Una forte folata di vento costrinse Alea a pararsi il volto con un braccio per evitare che foglie e polvere le finissero negli occhi.
Quando scostò la mano tuttavia la piccola bekku non era più d'avanti a lei.
Alea si guardò intorno per cercarla, ma di lei non vi era alcuna traccia.
"Quassu!"
La voce della piccola provaniva dall'alto.
Seduta su di un ramo dondolava le gambe e rideva allegramente.
"Quando..."
Ma Alea non fece in tempo a terminare la domanda che la piccola, con un rapido balzo, scese dal ramo ritrovandosi al suo fianco.
"Per me tutto è possibile." Sussurrò, correndo poi verso la casa ridendo.
La bekku si voltò stupita e si diresse anche lei verso l'abitazione.
Seduta al tavolo della grande cucina, la piccola sembrava essersi addormentata.
Alea si avvicinò lentamente e silenziosamente, poi le posò una mano sulla spalla per svegliarla.
Una sensazione di calore e familiarità la pervase, dandole l'impressione di averla conosciuta da sempre.
Quel morbido calore, quel senso di pace e quiete erano gli stessi che provava ogni volta che usava la sua gemma.
"Finalmente hai capito?"
Disse la piccola Alea alzandosi dal tavolo e stropicciando gli occhi.
"Io sono te, io sono la tua anima, e questa è Rohe."
La minuta figura era di spalle, indossava un vestitino bianco ed un largo cappello dello stesso colore.
Immobile in quel punto, sembrava osservare qualcosa verso l'alto, solo la fresca brezza muoveva le sue vesti.
Alea si avvicinò lentamente per vedere meglio, e solo dopo qualche passo riuscì a capire che si trattava di una bambina, una piccola bekku, in quanto anche lei aveva una candida coda che spuntava fuori dal vestito.
Giunta sulla riva del laghetto, la bimba ne percepì la presenza e girò il capo lentamente.
Alea rimase di stucco nel vederla.
Il volto dai lineamenti delicati, i capelli color del platino e gli occhi d'oro e d'argento.
Quella che le si parava d'avanti era una piccola Alea, una sua copia identica ma da bambina.
"Finalmente ti sei svegliata!"
Disse la piccola con un sorriso radioso sul volto.
"Chi sei tu? Perché sei uguale a me?"
La bambina sorrise e tornando a guardare verso l'alto rispose.
"Davvero non mi risonosci? Eppure abbiamo passato così tanto tempo insieme."
Una forte folata di vento costrinse Alea a pararsi il volto con un braccio per evitare che foglie e polvere le finissero negli occhi.
Quando scostò la mano tuttavia la piccola bekku non era più d'avanti a lei.
Alea si guardò intorno per cercarla, ma di lei non vi era alcuna traccia.
"Quassu!"
La voce della piccola provaniva dall'alto.
Seduta su di un ramo dondolava le gambe e rideva allegramente.
"Quando..."
Ma Alea non fece in tempo a terminare la domanda che la piccola, con un rapido balzo, scese dal ramo ritrovandosi al suo fianco.
"Per me tutto è possibile." Sussurrò, correndo poi verso la casa ridendo.
La bekku si voltò stupita e si diresse anche lei verso l'abitazione.
Seduta al tavolo della grande cucina, la piccola sembrava essersi addormentata.
Alea si avvicinò lentamente e silenziosamente, poi le posò una mano sulla spalla per svegliarla.
Una sensazione di calore e familiarità la pervase, dandole l'impressione di averla conosciuta da sempre.
Quel morbido calore, quel senso di pace e quiete erano gli stessi che provava ogni volta che usava la sua gemma.
"Finalmente hai capito?"
Disse la piccola Alea alzandosi dal tavolo e stropicciando gli occhi.
"Io sono te, io sono la tua anima, e questa è Rohe."
Rohe, la terra degli Spiriti. Un mondo parallelo dove le anime, sia dei vivi che dei defunti, vagano in attesa di essere richiamate, peregrinando per l'eternità. O almeno così raccontano i bardi.
Un'antica leggenda narra che solo i possessori delle gemme di risonanza possano avere un contatto con Rohe, nei loro sogni, dove possono incontrare le proprie anime.
"Quindi questo è un sogno? Posso parlarti perché sto sognando?" Chiese Alea un po' sconvolta dalla rivelazione.
"No. Questo non è un sogno. Tu sei tangibile. Le Anime Affini, come le chiamaimo noi, quando arrivano dal sonno, appaiono come dei fantasmi."
Rispose la piccola bekku.
Alea si sedette e chiuse gli occhi, doveva elaborare le informazioni ricevute, le sembrava di essere in un incubo dal quale si sarebbe improvvisamente svegliata da un momento all'altro.
Nella sua mente cercava di ripercorrere gli avvenimenti che l'avevano portata in questo luogo. L'indizio del ladro misterioso, le rovine di Thi'Saiuaela, il combattimento con le statue dei reggenti, e poi quello spazio infinitamente vuoto, del quale non ricordava molto, se non la sensazione di disagio e il desiderio di riavere la gemma al suo fianco, mentre cadeva in un sonno profondo.
Fu allora che comprese, riaprendo di scatto gli occhi e ritrovandosi la faccia della piccola a pochissimi centimetri dal naso.
Indietreggiando d'istinto, perse l'equilibrio sulla sedia, cadendo rovinosamente a terra.
"Hahaha! Sei buffa sai?"
"Buffa io? Cosa ti aspettavi che facessi ritrovandomi improvvisamente qualcuno così vicino?"
Disse mentre si rialzava massaggiandosi la coscia che aveva sbattuto sul pavimento.
"Quando ero in quello spazio, la voce che sentivo, quella risata... eri tu!"
La piccola annuì, porgendo una mano ad Alea per aiutarla a rialzarsi.
"Le tue memorie sono state sigillate dentro di me. Quello che sai, chi sei, le tue abilità, sono un potere troppo forte per lasciare che qualcuno possa trarne vantaggio." Iniziò a spiegare.
"Per questo non ricordi più nulla. Il luogo in cui ti trovavi avrebbe risvegliato le memorie perdute, e per evitare che ti autodistruggessi ti ho fatta entrare in un sonno profondo e ti ho portata qua."
Alea scosse il capo, la sua ragione di vita fino ad allora era stata la ricerca del suo passato, ed ora che lo aveva quasi raggiunto si vedeva il cammino bloccato.
"Ma perché? Perché non posso sapere chi sono? Se le mie abilità sono così pericolose, perché semplicemente non bloccare quelle?"
La piccola chiuse gli occhi e mosse la testa in segno di diniego.
"Il tuo nome è stato cancellato da ogni testo, se la gente oggi sapesse chi è Alea Yanglea, farebbe di tutto per averti sotto il suo controllo. Non posso rivelarti altro, non è ancora giunto il momento."
"Il momento? Il momento per cosa?" Chiese infuriata.
"Porta pazienza, un giorno ti sarà rivelato tutto e allora capirai."
Si era fatto buio nel mentre, e una coltre di stelle aveva reso il panorama ancora più suggestivo, con la luce del cristallo che si specchiava nel laghetto, creando un gioco di colori e riflessi simile a quello dell'aurora boreale.
Alea osservava quel cielo stellato dalla finestra della sua stanza, non riconosceva alcuna di quelle costellazioni, e nemmeno le due lune di Zemlya erano visibili.
Sdraiandosi sul letto si infilò sotto le coperte e chiuse gli occhi, e ripensando alla giornata appena trascorsa si addormentò.
Nella sua mente cercava di ripercorrere gli avvenimenti che l'avevano portata in questo luogo. L'indizio del ladro misterioso, le rovine di Thi'Saiuaela, il combattimento con le statue dei reggenti, e poi quello spazio infinitamente vuoto, del quale non ricordava molto, se non la sensazione di disagio e il desiderio di riavere la gemma al suo fianco, mentre cadeva in un sonno profondo.
Fu allora che comprese, riaprendo di scatto gli occhi e ritrovandosi la faccia della piccola a pochissimi centimetri dal naso.
Indietreggiando d'istinto, perse l'equilibrio sulla sedia, cadendo rovinosamente a terra.
"Hahaha! Sei buffa sai?"
"Buffa io? Cosa ti aspettavi che facessi ritrovandomi improvvisamente qualcuno così vicino?"
Disse mentre si rialzava massaggiandosi la coscia che aveva sbattuto sul pavimento.
"Quando ero in quello spazio, la voce che sentivo, quella risata... eri tu!"
La piccola annuì, porgendo una mano ad Alea per aiutarla a rialzarsi.
"Le tue memorie sono state sigillate dentro di me. Quello che sai, chi sei, le tue abilità, sono un potere troppo forte per lasciare che qualcuno possa trarne vantaggio." Iniziò a spiegare.
"Per questo non ricordi più nulla. Il luogo in cui ti trovavi avrebbe risvegliato le memorie perdute, e per evitare che ti autodistruggessi ti ho fatta entrare in un sonno profondo e ti ho portata qua."
Alea scosse il capo, la sua ragione di vita fino ad allora era stata la ricerca del suo passato, ed ora che lo aveva quasi raggiunto si vedeva il cammino bloccato.
"Ma perché? Perché non posso sapere chi sono? Se le mie abilità sono così pericolose, perché semplicemente non bloccare quelle?"
La piccola chiuse gli occhi e mosse la testa in segno di diniego.
"Il tuo nome è stato cancellato da ogni testo, se la gente oggi sapesse chi è Alea Yanglea, farebbe di tutto per averti sotto il suo controllo. Non posso rivelarti altro, non è ancora giunto il momento."
"Il momento? Il momento per cosa?" Chiese infuriata.
"Porta pazienza, un giorno ti sarà rivelato tutto e allora capirai."
Si era fatto buio nel mentre, e una coltre di stelle aveva reso il panorama ancora più suggestivo, con la luce del cristallo che si specchiava nel laghetto, creando un gioco di colori e riflessi simile a quello dell'aurora boreale.
Alea osservava quel cielo stellato dalla finestra della sua stanza, non riconosceva alcuna di quelle costellazioni, e nemmeno le due lune di Zemlya erano visibili.
Sdraiandosi sul letto si infilò sotto le coperte e chiuse gli occhi, e ripensando alla giornata appena trascorsa si addormentò.
sabato 14 giugno 2014
Cronache di Leggende Perdute - VIII
La luce del sole filtrava lievemente attraverso le leggere tende verdi.
I raggi accarezzavano quel volto dai lineamenti delicati e si riflettevano su quei lunghi capelli del colore del platino.
Una lieve brezza mosse le tende e il sole riempì la stanza.
Le palpebre si strizzarono ed uno sbadiglio profondo separò quelle rosee labbra che fino a poco fa erano delicatamente poggiate tra loro.
Stiracchiandosi per scrollare il sonno di dosso, Alea spalancò i felini occhi eterocromi. Si guardò intorno cercando di capire dove si trovasse. Togliendosi le coperte di dosso, scese dal letto.
Non aveva nulla indosso e nella stanza non c'era alcun vestito. L'armadio era vuoto e non c'era niente nemmeno nei cassetti.
"La mia gemma! Dov'è?"
Il ciondolo non era al suo collo e non ne percepiva la presenza da nessuna parte. Provò ad evocare le sue vesti da viaggio ma non accadde nulla.
Senza perdere altro tempo raggiunse la porta della sua stanza e ne uscì. Il corridoio non era molto lungo e solo un'altra stanza era presente sul lato opposto.
I raggi accarezzavano quel volto dai lineamenti delicati e si riflettevano su quei lunghi capelli del colore del platino.
Una lieve brezza mosse le tende e il sole riempì la stanza.
Le palpebre si strizzarono ed uno sbadiglio profondo separò quelle rosee labbra che fino a poco fa erano delicatamente poggiate tra loro.
Stiracchiandosi per scrollare il sonno di dosso, Alea spalancò i felini occhi eterocromi. Si guardò intorno cercando di capire dove si trovasse. Togliendosi le coperte di dosso, scese dal letto.
Non aveva nulla indosso e nella stanza non c'era alcun vestito. L'armadio era vuoto e non c'era niente nemmeno nei cassetti.
"La mia gemma! Dov'è?"
Il ciondolo non era al suo collo e non ne percepiva la presenza da nessuna parte. Provò ad evocare le sue vesti da viaggio ma non accadde nulla.
Senza perdere altro tempo raggiunse la porta della sua stanza e ne uscì. Il corridoio non era molto lungo e solo un'altra stanza era presente sul lato opposto.
Avvicinandosi con cautela appoggiò l'orecchio alla porta per sentire se ci fosse qualcuno all'interno.
Non percependo alcun rumore, Alea aprì la porta ed entrò.
La stanza era identica alla sua, sbirciò quindi in giro sperando di trovare la sua gemma o almeno qualche vestito, ma senza alcun risultato.
Decise quindi di scendere le scale in fondo al corridoio per esplorare il piano inferiore.
Le scale davano su un disimpegno arredato in maniera rustica, piccoli quadri raffiguranti il susseguirsi delle stagioni erano appesi sulle pareti. Un tavolinetto piazzato a ridosso delle scale sosteneva un vaso in ceramica con fiori di campo ancora freschi. Ai lati del tavolino due sedie di canapa completavano la composizione. Dalla grande porta a doppio battente lì di fronte non proveniva alcun suono, Alea decise quindi di proseguire.
La grande cucina abitabile faceva anche da ingresso, con una porta che dava sull'esterno dal lato opposto della stanza.
Le grandi finestre lasciavano passare la luce del sole che illuminava l'intera stanza. Solo il grande tavolo in legno separava la bekku dall'uscita.
Senza preoccuparsi minimamente della sua nudità, come se non le importasse per nulla, Alea varcò la soglia, ritrovandosi sul portico esterno. Lo spettacolo che le si parò innanzi la lasciò senza fiato. La casa si trovava su una piccola isola fluttuante. Un grande prato fiorito sospeso nel cielo, circondato da immense cascate. Un piccolo ruscello di acqua pura divideva quasi a metà quella peculiare isoletta, sfociando in un lagetto poco distante, con un unico, maestoso albero al suo centro.
Inglobato nel fusto dell'albero vi era un cristallo enorme, iridescente proprio come la sua gemma.
E ai piedi dell'albero, una figura minuta che guardava verso l'alto.
venerdì 30 maggio 2014
Cronache di Leggende Perdute - VII
La base a sostegno del cristallo era molto simile a quella delle fontane. Un cerchio perfetto in cermet, con altorilievi raffiguarnti persone che rendevano omaggio ai reggenti e al cristallo stesso.
La luce lampeggiante che catturò l'attenzione di Alea proveniva da quello che sembrava essere un piedistallo, identico a quelli che reggevano le placche metalliche vicino alle fontane. Tuttavia su di questo non era presente alcuna placca, ma una lastra trasparente.
La curiosità era forte, quella luce quasi ipnotica, e la Bekku si avvicinò per vedere meglio.
Le antiche lettere dell'alfabeto Ilbechin comparivano e scomparivano su quello strano aggeggio.
"La via per la verità passa attraverso se stessi"
Senza farci troppo caso, Alea appoggiò la sua mano su quella fredda lastra.
Le lettere precedentemente mostrate scomparvero, e dei disegni animati apparvero al loro posto, libri che si aprivano e le lettere al loro interno che scorrevano verso la mano poggiata sul vetro.
"Senza dubbio gli Ilbechin non erano privi di fantasia."
Mentre le lettere raggiungevano la mano, Alea avvertì un cambiamento. Sentiva un formicolio alla mano, ma non riuscì a rimuoverla dal vetro, come se il braccio fosse paralizzato. Una luce rossa iniziò a lampeggiare dalla lastra, per poi scomparire assieme alla luce emanata dal cristllo.
Lo spazio intorno a lei iniziò a distorcersi, come se tutto stesse venendo risucchiato.
Non capendo cosa stesse accadendo, Alea si girò istintivamente per guardarsi intorno, ma non c'era nulla da vedere.
La città era scomparsa. L'enorme cristallo non era più di fronte a lei. Solo un vuoto infinito la circondava, senza pavimento, senza soffitto. Vuoto in ogni direzione.
Nessun suono poteva essere udito, e nemmeno la sua voce si propagava in quello spazio.
Il terrore la assalì improvvisamente, un brivido freddo le percorse l'intera schiena fino alla punta della sua lunga coda, facendo rizzare il morbido pelo candido.
La sua gemma di risonanza iniziò a brillare e fluttuare, staccandosi dalla catenina alla quale era legata e allontanandosi da lei.
I suoi abiti svanirono, ed Alea rimase sospesa in quello spazio, nuda.
Il suo corpo era diventato rigido e pesante, non eseguiva i suoi ordini, rendendola incapace di raggiungere la sua gemma, che rimaneva immobile di fronte a lei, così vicina ma irraggungibile.
I caratteri delle piccole placche metalliche sulla coda e sui fianchi si illuminarono di azzurro, come la luce dei cristalli, mandando scosse per tutto il suo corpo.
I sensi si affinarono, le sue pupille si dilatarono fino ad occupare tutto lo spazio dell'iride, permettendole di vedere in quello spazio infinito. Riusciva a sentire l'odore della sua pelle e percepire da esso la sua paura, le sue orecchie si agitavano incontrollabilmente, captando il profondo silenzio ormai più insostenibile di qualsiasi rumore. Sentiva pesante sulla pelle la fredda aria che la circondava.
La sua mente fu invasa da immagini, luoghi lontani, paesaggi suggestivi, battaglie dimenticate, grandi guerre e lunghi periodi di pace.
Tra le immagini vi era quello che sembrava essere un laboratorio. Fiale contenenti liquidi fluorescenti poggiate su tavoli metallici. Capsule in vetro e cermet fiocamente illuminate, contenenti gli stessi liquidi ma anche quelle che sembravano essere persone al loro interno.
Uomini e donne con camici bianchi e maschere per nascondere la propria identità, osservavano fogli e discutevano. Impossibile capire però cosa dicessero.
L'unica cosa che accomunava queste visioni, era lei.
La gemma rimaneva lì, fluttuante. Iniziò a vibrare e a roteare su se stessa, emettendo un suono limpido e cristallino, ed Alea ebbe come l'impressione che stesse ridendo.
Tutti i pensieri che fino a quel momento avevano affollato la mente della Bekku, svanirono uno dietro l'altro, facendola calmare e rilassare, fino a che non fu più in grado di mantenere gli occhi aperti.
Lentamente cadde in un lungo sonno profondo, privo di sogni, privo di sensazioni, accompagnato solo dal dolce suono della gemma.
La luce lampeggiante che catturò l'attenzione di Alea proveniva da quello che sembrava essere un piedistallo, identico a quelli che reggevano le placche metalliche vicino alle fontane. Tuttavia su di questo non era presente alcuna placca, ma una lastra trasparente.
La curiosità era forte, quella luce quasi ipnotica, e la Bekku si avvicinò per vedere meglio.
Le antiche lettere dell'alfabeto Ilbechin comparivano e scomparivano su quello strano aggeggio.
"La via per la verità passa attraverso se stessi"
Senza farci troppo caso, Alea appoggiò la sua mano su quella fredda lastra.
Le lettere precedentemente mostrate scomparvero, e dei disegni animati apparvero al loro posto, libri che si aprivano e le lettere al loro interno che scorrevano verso la mano poggiata sul vetro.
"Senza dubbio gli Ilbechin non erano privi di fantasia."
Mentre le lettere raggiungevano la mano, Alea avvertì un cambiamento. Sentiva un formicolio alla mano, ma non riuscì a rimuoverla dal vetro, come se il braccio fosse paralizzato. Una luce rossa iniziò a lampeggiare dalla lastra, per poi scomparire assieme alla luce emanata dal cristllo.
Lo spazio intorno a lei iniziò a distorcersi, come se tutto stesse venendo risucchiato.
Non capendo cosa stesse accadendo, Alea si girò istintivamente per guardarsi intorno, ma non c'era nulla da vedere.
La città era scomparsa. L'enorme cristallo non era più di fronte a lei. Solo un vuoto infinito la circondava, senza pavimento, senza soffitto. Vuoto in ogni direzione.
Nessun suono poteva essere udito, e nemmeno la sua voce si propagava in quello spazio.
Il terrore la assalì improvvisamente, un brivido freddo le percorse l'intera schiena fino alla punta della sua lunga coda, facendo rizzare il morbido pelo candido.
La sua gemma di risonanza iniziò a brillare e fluttuare, staccandosi dalla catenina alla quale era legata e allontanandosi da lei.
I suoi abiti svanirono, ed Alea rimase sospesa in quello spazio, nuda.
Il suo corpo era diventato rigido e pesante, non eseguiva i suoi ordini, rendendola incapace di raggiungere la sua gemma, che rimaneva immobile di fronte a lei, così vicina ma irraggungibile.
I caratteri delle piccole placche metalliche sulla coda e sui fianchi si illuminarono di azzurro, come la luce dei cristalli, mandando scosse per tutto il suo corpo.
I sensi si affinarono, le sue pupille si dilatarono fino ad occupare tutto lo spazio dell'iride, permettendole di vedere in quello spazio infinito. Riusciva a sentire l'odore della sua pelle e percepire da esso la sua paura, le sue orecchie si agitavano incontrollabilmente, captando il profondo silenzio ormai più insostenibile di qualsiasi rumore. Sentiva pesante sulla pelle la fredda aria che la circondava.
La sua mente fu invasa da immagini, luoghi lontani, paesaggi suggestivi, battaglie dimenticate, grandi guerre e lunghi periodi di pace.
Tra le immagini vi era quello che sembrava essere un laboratorio. Fiale contenenti liquidi fluorescenti poggiate su tavoli metallici. Capsule in vetro e cermet fiocamente illuminate, contenenti gli stessi liquidi ma anche quelle che sembravano essere persone al loro interno.
Uomini e donne con camici bianchi e maschere per nascondere la propria identità, osservavano fogli e discutevano. Impossibile capire però cosa dicessero.
L'unica cosa che accomunava queste visioni, era lei.
La gemma rimaneva lì, fluttuante. Iniziò a vibrare e a roteare su se stessa, emettendo un suono limpido e cristallino, ed Alea ebbe come l'impressione che stesse ridendo.
Tutti i pensieri che fino a quel momento avevano affollato la mente della Bekku, svanirono uno dietro l'altro, facendola calmare e rilassare, fino a che non fu più in grado di mantenere gli occhi aperti.
Lentamente cadde in un lungo sonno profondo, privo di sogni, privo di sensazioni, accompagnato solo dal dolce suono della gemma.
domenica 18 maggio 2014
Cronache di Leggende Perdute - VI
Alea sedette su una grande roccia li vicino, accavallò le gambe e prese in una mano la sua lunga coda, giocherellandoci delicatamente.
"Le Gemme di Risonanza non sono dei semplici strumenti, e non servono a misurare la vostra forza."
Iniziò a spiegare.
"Queste pietre sono una materializzazione della vostra anima, ed è proprio il motivo per cui sono estremamente importanti, fanno parte di voi stessi, e se la vostra gemma dovesse andare distrutta... beh, non sareste tanto diversi dai golem che avete incontrato fin ora, dei gusci senza anima, freddi e meccanici."
I tre avventurieri rimasero a bocca aperta.
"D-davvero diventerò come un g-g-golem?" chiese terrorizzato il Babama.
"Quello è il destino di chi vede la propria gemma distrutta. Ma non preoccuparti troppo di questo, non è facile romperne una. E comunque con il vostro livello di abilità, è più probabile che facciate una fine peggiore prima che qualcuno o qualcosa possa rompere la vostra gemma." Rispose la Bekku scrollando le spalle.
Il mago nero borbottò, visibilmente adirato per quelle parole.
"Allora spiegaci, perché le nostre gemme hanno più colori delle altre? Se non indicano la nostra forza, perché sono differenti?"
"Oh, ma è semplice. I colori delle gemme indicano quante diverse tecniche siete in grado di adoperare. Come ho detto poco fa, queste pietre sono la vostra anima cristallizzata, quindi rispecchiano in tutto e per tutto voi stessi. Probabilmente non lo sapete, ma anche alcuni tra i più famosi artigiani del mondo hanno queste gemme, e sebbene non siano combattenti, anche le loro hanno diversi colori. Diciamo che i colori indicano quanti mestieri siete in grado di svolgere."
Gli avventurieri si guardarono tra di loro pensosi, si resero conto di non sapere davvero nulla sulle gemme e a quanto sembrava, nemmeno delle loro capacità.
"Ora che ci penso..." Disse il guerriero. "...prima di dedicarmi all'ascia come strumento di lotta, ero un ottimo taglialegna. Ho iniziato a combattere perché la segheria in cui lavoravo veniva spesso invasa dai koboldi. E presi qualche lezione di combattimento da un picchiere in città."
"Bene." Rispose Alea. "Prova ad immaginare l'abbigliamento e l'ascia che utilizzavi quando eri un taglialegna, ed incanala il tuo pensiero nella gemma."
Il Guerriero chiuse gli occhi ed iniziò a concentrarsi, pensando intensamente agli abiti semplici di canapa e juta che utilizzava per lavorare, e a quella pesante e rozza accetta dalla lama particolare, ricurva in modo da abbracciare il tronco quando veniva colpito.
La sua gemma emise una fioca luce e gradualmente il suo equipaggiamento da combattente svanì, lasciando posto a quello appena immaginato.
"E-ecco come hai fatto a c-cambiare il tuo equipaggiamento!" Affermò sbalordito il piccolo mago.
Alea sorrise soddisfatta.
"Ora sapete come si utilizzano le gemme. Bravi, è un grande passo avanti. Questo vi permetterà di cambiare la vostra strategia quando affrontate dei mostri o qualsiasi altro tipo di combattimento."
Gli avventurieri ringraziarono la Bekku per tutte le informazioni fornite, prima di raccattare i propri averi ed iniziare a dirigersi verso l'uscita.
"Un'ultima cosa: allenatevi prima di tentare nuovamente un'avventura come questa. Maggiore sarà la vostra esperienza, maggiori saranno le vostre possibilità di sopravvivenza. E chi lo sa, magari un giorno sarete anche in grado di combinare i vostri stili!"
I tre salutarono mentre continuavano a camminare, scomparendo ben presto alla vista. Alea rimase li ferma per qualche minuto, con le braccia incrociate, a pensare su come proseguire.
Non aveva più alcuna traccia da seguire, decise quindi di esplorare ancora un po' l'immensa Thi'Saiuaela, nella speranza di trovare qualche indizio che le indicasse la prossima mossa.
Prendendo tra le mani la sua gemma di risonanza, Alea cambiò il suo equipaggiamento con i più comodi abiti da viaggio che aveva indosso prima di accedere alle rovine. Ritornando sui suoi passi, si diresse verso una delle quattro fontane per leggere nuovamente la placca metallica. Tuttavia non scoprì nulla di nuovo, le placche indicavano solo i nomi dei reggenti ed in breve la loro storia. Fu colpita però dalle date.
"112-235 della prima era... longevi questi Ilbechin, 123 anni di regno non sono po..." Alea si interruppe bruscamente assorta dai pensieri. Impossibile per qualunque essere umano vivere così a lungo, inoltre la data indicava la durata del regno e non della vita del reggente. Corse così verso la seconda fontana per leggere la targa.
"235-393 della prima era... no, non è possibile. Ilbechin o meno, non possono aver esteso la propria vita..." Corse dunque alla terza fontana.
"393 della prima era - 213 della seconda... che sia questo il motivo per cui sono scomparsi? Hanno scoperto il segreto della vita eterna e gli Dei li hanno puniti?" Alea non era mai stata religiosa, ma è un dato di fatto che le divinità siano reali, nel corso dei millenni più volte si sono mostrate ed hanno preso parte agli eventi che hanno dettato il cambio delle ere.
"Ne è rimasta solo una!" Pensò tra se e se raggiungendo l'ultima fontana.
"213 della seconda era - 178 della terza, e poi, pochi anni dopo, la fine dell'impero..."
Alea iniziò a sudare fredda, l'antico impero aveva realmente scoperto la vita eterna, o quantomeno il segreto della longevità.
"N-no... non è possibile. Se ciò fosse vero, questo significherebbe che io... io..."
Erano ormai passati 12 anni da quando Alea fu ritrovata tra i resti di un naufragio, non ricordava nulla del viaggio, né della nave su cui si trovava, né di tutto ciò che era accaduto prima, ciò che le rimaneva di se stessa era il suo nome. E in tutti quegli anni era rimasta perfettamente uguale, come se il tempo non l'avesse mai nemmeno sfiorata, mentre aveva visto molta altra gente invecchiare, gente che aveva imparato a conoscere, amici e anche nemici.
Le sue gambe cedettero e rimase in ginocchio per diversi minuti, con lo sguardo perso nel vuoto, ancora nel tentativo di realizzare ciò che credeva di avere appena scoperto.
Finché un lampo di luce colpì la sua attenzione.
"Le Gemme di Risonanza non sono dei semplici strumenti, e non servono a misurare la vostra forza."
Iniziò a spiegare.
"Queste pietre sono una materializzazione della vostra anima, ed è proprio il motivo per cui sono estremamente importanti, fanno parte di voi stessi, e se la vostra gemma dovesse andare distrutta... beh, non sareste tanto diversi dai golem che avete incontrato fin ora, dei gusci senza anima, freddi e meccanici."
I tre avventurieri rimasero a bocca aperta.
"D-davvero diventerò come un g-g-golem?" chiese terrorizzato il Babama.
"Quello è il destino di chi vede la propria gemma distrutta. Ma non preoccuparti troppo di questo, non è facile romperne una. E comunque con il vostro livello di abilità, è più probabile che facciate una fine peggiore prima che qualcuno o qualcosa possa rompere la vostra gemma." Rispose la Bekku scrollando le spalle.
Il mago nero borbottò, visibilmente adirato per quelle parole.
"Allora spiegaci, perché le nostre gemme hanno più colori delle altre? Se non indicano la nostra forza, perché sono differenti?"
"Oh, ma è semplice. I colori delle gemme indicano quante diverse tecniche siete in grado di adoperare. Come ho detto poco fa, queste pietre sono la vostra anima cristallizzata, quindi rispecchiano in tutto e per tutto voi stessi. Probabilmente non lo sapete, ma anche alcuni tra i più famosi artigiani del mondo hanno queste gemme, e sebbene non siano combattenti, anche le loro hanno diversi colori. Diciamo che i colori indicano quanti mestieri siete in grado di svolgere."
Gli avventurieri si guardarono tra di loro pensosi, si resero conto di non sapere davvero nulla sulle gemme e a quanto sembrava, nemmeno delle loro capacità.
"Ora che ci penso..." Disse il guerriero. "...prima di dedicarmi all'ascia come strumento di lotta, ero un ottimo taglialegna. Ho iniziato a combattere perché la segheria in cui lavoravo veniva spesso invasa dai koboldi. E presi qualche lezione di combattimento da un picchiere in città."
"Bene." Rispose Alea. "Prova ad immaginare l'abbigliamento e l'ascia che utilizzavi quando eri un taglialegna, ed incanala il tuo pensiero nella gemma."
Il Guerriero chiuse gli occhi ed iniziò a concentrarsi, pensando intensamente agli abiti semplici di canapa e juta che utilizzava per lavorare, e a quella pesante e rozza accetta dalla lama particolare, ricurva in modo da abbracciare il tronco quando veniva colpito.
La sua gemma emise una fioca luce e gradualmente il suo equipaggiamento da combattente svanì, lasciando posto a quello appena immaginato.
"E-ecco come hai fatto a c-cambiare il tuo equipaggiamento!" Affermò sbalordito il piccolo mago.
Alea sorrise soddisfatta.
"Ora sapete come si utilizzano le gemme. Bravi, è un grande passo avanti. Questo vi permetterà di cambiare la vostra strategia quando affrontate dei mostri o qualsiasi altro tipo di combattimento."
Gli avventurieri ringraziarono la Bekku per tutte le informazioni fornite, prima di raccattare i propri averi ed iniziare a dirigersi verso l'uscita.
"Un'ultima cosa: allenatevi prima di tentare nuovamente un'avventura come questa. Maggiore sarà la vostra esperienza, maggiori saranno le vostre possibilità di sopravvivenza. E chi lo sa, magari un giorno sarete anche in grado di combinare i vostri stili!"
I tre salutarono mentre continuavano a camminare, scomparendo ben presto alla vista. Alea rimase li ferma per qualche minuto, con le braccia incrociate, a pensare su come proseguire.
Non aveva più alcuna traccia da seguire, decise quindi di esplorare ancora un po' l'immensa Thi'Saiuaela, nella speranza di trovare qualche indizio che le indicasse la prossima mossa.
Prendendo tra le mani la sua gemma di risonanza, Alea cambiò il suo equipaggiamento con i più comodi abiti da viaggio che aveva indosso prima di accedere alle rovine. Ritornando sui suoi passi, si diresse verso una delle quattro fontane per leggere nuovamente la placca metallica. Tuttavia non scoprì nulla di nuovo, le placche indicavano solo i nomi dei reggenti ed in breve la loro storia. Fu colpita però dalle date.
"112-235 della prima era... longevi questi Ilbechin, 123 anni di regno non sono po..." Alea si interruppe bruscamente assorta dai pensieri. Impossibile per qualunque essere umano vivere così a lungo, inoltre la data indicava la durata del regno e non della vita del reggente. Corse così verso la seconda fontana per leggere la targa.
"235-393 della prima era... no, non è possibile. Ilbechin o meno, non possono aver esteso la propria vita..." Corse dunque alla terza fontana.
"393 della prima era - 213 della seconda... che sia questo il motivo per cui sono scomparsi? Hanno scoperto il segreto della vita eterna e gli Dei li hanno puniti?" Alea non era mai stata religiosa, ma è un dato di fatto che le divinità siano reali, nel corso dei millenni più volte si sono mostrate ed hanno preso parte agli eventi che hanno dettato il cambio delle ere.
"Ne è rimasta solo una!" Pensò tra se e se raggiungendo l'ultima fontana.
"213 della seconda era - 178 della terza, e poi, pochi anni dopo, la fine dell'impero..."
Alea iniziò a sudare fredda, l'antico impero aveva realmente scoperto la vita eterna, o quantomeno il segreto della longevità.
"N-no... non è possibile. Se ciò fosse vero, questo significherebbe che io... io..."
Erano ormai passati 12 anni da quando Alea fu ritrovata tra i resti di un naufragio, non ricordava nulla del viaggio, né della nave su cui si trovava, né di tutto ciò che era accaduto prima, ciò che le rimaneva di se stessa era il suo nome. E in tutti quegli anni era rimasta perfettamente uguale, come se il tempo non l'avesse mai nemmeno sfiorata, mentre aveva visto molta altra gente invecchiare, gente che aveva imparato a conoscere, amici e anche nemici.
Le sue gambe cedettero e rimase in ginocchio per diversi minuti, con lo sguardo perso nel vuoto, ancora nel tentativo di realizzare ciò che credeva di avere appena scoperto.
Finché un lampo di luce colpì la sua attenzione.
domenica 11 maggio 2014
Cronache di Leggende Perdute - V
La terra tremò un'ultima volta, violentemente, poi tutto tacque.
Irradiate dalla luce del cristallo, le statue dei reggenti iniziarono a mutare, prendendo colore e con esso anche la vita.
I quattro antichi reggenti discesero fluttuando dalle fontane, che fino ad allora avevano servito loro da piedistallo.
Percependo il pericolo che le statue animate ponevano, Alea si preparò ad un qualsiasi attacco, parandosi dietro al solido scudo ed osservando attentamente i loro movimenti.
Irradiate dalla luce del cristallo, le statue dei reggenti iniziarono a mutare, prendendo colore e con esso anche la vita.
I quattro antichi reggenti discesero fluttuando dalle fontane, che fino ad allora avevano servito loro da piedistallo.
Percependo il pericolo che le statue animate ponevano, Alea si preparò ad un qualsiasi attacco, parandosi dietro al solido scudo ed osservando attentamente i loro movimenti.
Tuttavia le statue non attaccarono, allungarono invece le mani verso il cristallo ed iniziarono a cantare una nenia nella lingua degli antichi.
Alea comprendeva bene quelle parole anche se non sapeva il perchè.
La canzone suonava come una profezia, parlava della resurrezione dell'antica civiltà se il grande cristallo della vita fosse stato riattivato.
Terminata la nenia, armi di cristallo apparvero tra le mani delle statue, e queste si rivolsero minacciose verso Alea.
"Tu che disturbi il sonno dei grandi quattro, dichiara le tue intenzioni o preparati ad affrontare la nostra ira."
Disse una delle quattro statue, incredibilmente parlando nella lingua comune.
"Sono qui in cerca di risposte, non voglio causare problemi né disturbare il sonno degli antichi." Gridò Alea continuando a ripararsi dietro lo scudo.
"Poni dunque il tuo quesito, Bekku, ma sappi che le risposte che cerchi potrebbero non trovarsi in questo luogo."
Dopo essere arrivata così lontano sarebbe stato stupido non approfittare dell'occasione per saperne di più, se non sul suo passato, almeno sulle placche metalliche presenti sul suo corpo.
Dopo qualche attimo di esitazione, Alea prese coraggio e si fece avanti.
"Voglio sapere chi sono, voglio ricordare il mio passato e voglio sapere cosa sono queste placche metalliche sul mio corpo!" Chiese mostrando l'anello sulla coda.
La statua osservò silente per dei lunghi attimi, poi come colta da stupore disse "Non è possibile... quei sigilli non dovrebbero..."
Una forte esplosione interruppe la voce degli antichi. Una sfera di fuoco aveva colpito in pieno la statua.
"Che cos...?"
Alea si girò di scatto verso il punto da cui era partita la sfera.
Un gruppo di avventurieri aveva raggiunto il luogo e senza troppe cerimonie aveva deciso di dare battaglia.
"Hahaha! Visto? Che vi avevo detto? Questi golem non sono altro che un mucchietto di pietre!"
"Fa attenzione, questi sembrano più forti degli altri."
"S-stai bene?" Chiese ad Alea un piccolo Bamana che sembrava essere il curatore del gruppo.
Le statue tuttavia non diedero loro il tempo di continuare la conversazione. Il contrattacco partì rapido e delle sfere di energia si schiantarono al suolo proprio davati al gruppo di avventurieri, che a malapena riuscì a schivarle.
"Dannazione!" Gridò Alea nello schivare l'esplosione.
"Perché ogni volta ci deve essere un'interruzione?"
Rialzandosi ed utilizzando la gemma di risonanza, modificò il suo equipaggiamento in una più leggera armatura a scaglie, di colore nero e viola scuro, trasformando spada e scudo in una robusta lancia il cui aspetto ricordava vagamente un drago.
"M-ma come hai fatto a cambiare così velocemente?" Chiese il mago incredulo.
"Non c'è tempo. Concentratevi!" Rispose con tono glaciale Alea, scagliandosi all'attacco verso la statua più vicina.
"Non suppongo sia possibile discuterne civilmente, vero?"
La statua non rispose, limitandosi ad attaccare nuovamente il gruppo con le sfere di energia.
Puntando la lancia al suolo e sfruttandola come asta per un salto altissimo, la Bekku schivò completamente l'attacco, che andò a schiantarsi al suolo alzando polvere e detriti.
"Tu con l'armatura pesante, tieni distratte le altre statue! Mago, prepara il tuo incantesimo più potente e scaglialo contro quella statua con lo scudo! E tu, mantieni in salute i tuoi compagni!" Gridò ancora in aria, puntando la sua lancia verso la statua e piombandosi in picchiata su di essa.
"E a te ci penso io..."
Un'intensa energia si concentrò sulla punta della lancia, trascinandosi appresso una scia di mana e scintille, creando l'illusione di petali di ciliegio.
L'impatto fu tremendo, l'onda d'urto spazzò via la polvere ed i detriti nel raggio di un paio di metri.
La statua trafitta dalla lancia rimase immobile per quella che sembrò un'eternità, poi lentamente voltò il busto verso Alea, allungando un braccio ad indicarla.
"Tu... non dovresti... essere qui... Alea..."
Lentamente il colore svanì, e la statua tornò nella sua forma granitica.
Gli avventurieri continuarono il loro combattimento ancora per diversi minuti.
Eseguendo i comandi che Alea impartiva loro riuscirono piano piano a sconfiggere i propri avversari.
Con le statue nuovamente in pietra, il cristallo smise di vibrare ed emettere energia, riacquistando l'originale colore azzurro.
Tutti i golem di sicurezza cessarono di funzionare, tornando ad essere semplici cumuli di roccia.
"Uff... alla fine ce l'abbiamo fatta, questo è stato senza dubbio il combattimento più duro che abbiamo affrontato" Il guerriero posò la pesante ascia bipenne al suolo utilizzandola come appoggio per riprendere fiato.
"U-un solo minuto in più e-e le mie riserve magiche si sarebbero esaurite. Siamo stati fortunati!" Il piccolo mago bianco si sedette per riposare.
"Hahaha! Ve l'avevo detto che sarebbe stato un gioco da ragazzi! Con i miei potenti incantesimi nessuno può batterci!"
Lo stregone si girò poi verso Alea, avvicinandosi a lei con fare spavaldo.
"Non c'è bisogno che ci ringrazi per averti salvata, per noi è stato un piacere, siamo degli Eroi dopotutto! Hahaha!"
Senza dire una parola Alea si fece avanti e alzando la mano tirò uno schiaffo al mago.
Gli altri due avventurieri guardarono la scena sbalorditi, mentre il mago portava le sue mani sul volto dove era stato colpito.
"Ma sei pazza? È così che ringrazi chi ti ha aiutata?" Gridò il mago infuriato.
"Aiutata? AIUTATA? TU non hai la più pallida idea di cosa avete combinato! Non ero mai stata così vicina al mio obiettivo e siete arrivati voi a rovinare tutto! Non ho avuto le risposte che cercavo ed ora non ho più nemmeno alcun indizio su dove cercarle!"
Visibilmente scossa dalla rabbia, Alea inspirò profondamente per calmarsi prima di continuare.
"E se non fosse stato per me e i miei consigli, a quest'ora sareste tutti morti. Da quanto tempo fate gli avventurieri? Un mese? Non conoscete le basi del combattimento e non sapete nemmeno organizzarvi come gruppo, come potete pensare di affrontare sfide di questo genere?"
"A-abbiamo ottenuto le nostre gemme u-una s-settimana fa..." Rispose timidamente il piccolo mago.
"Una settimana..." Disse Alea portandosi una mano alla fronte e scuotendo il capo in segno di disappunto.
"Scommetto che non sapete nemmeno come funzionano le gemme di risonanza vero?"
I tre annuirono.
"Sappiamo che il numero di colori indica la potenza dell'utilizzatore e le diverse tecniche di combattimento che può utilizzare" Rispose il guerriero mostrando la sua gemma tricolore.
"Abbiamo tutti una gemma tricolore." Aggiunse. "In genere le persone ne hanno di monocromatiche o due colori, quindi noi siamo più forti, non è così?"
Alea sospirò profondamente e scosse il capo.
"Non sapete proprio nulla eh? Aprite bene le orecchie perché non ho intenzione di ripetermi!"
I giovani avventurieri si sedettero ed annuirono, ascoltando attentamente le parole della Bekku.
"Non suppongo sia possibile discuterne civilmente, vero?"
La statua non rispose, limitandosi ad attaccare nuovamente il gruppo con le sfere di energia.
Puntando la lancia al suolo e sfruttandola come asta per un salto altissimo, la Bekku schivò completamente l'attacco, che andò a schiantarsi al suolo alzando polvere e detriti.
"Tu con l'armatura pesante, tieni distratte le altre statue! Mago, prepara il tuo incantesimo più potente e scaglialo contro quella statua con lo scudo! E tu, mantieni in salute i tuoi compagni!" Gridò ancora in aria, puntando la sua lancia verso la statua e piombandosi in picchiata su di essa.
"E a te ci penso io..."
Un'intensa energia si concentrò sulla punta della lancia, trascinandosi appresso una scia di mana e scintille, creando l'illusione di petali di ciliegio.
L'impatto fu tremendo, l'onda d'urto spazzò via la polvere ed i detriti nel raggio di un paio di metri.
La statua trafitta dalla lancia rimase immobile per quella che sembrò un'eternità, poi lentamente voltò il busto verso Alea, allungando un braccio ad indicarla.
"Tu... non dovresti... essere qui... Alea..."
Lentamente il colore svanì, e la statua tornò nella sua forma granitica.
Gli avventurieri continuarono il loro combattimento ancora per diversi minuti.
Eseguendo i comandi che Alea impartiva loro riuscirono piano piano a sconfiggere i propri avversari.
Con le statue nuovamente in pietra, il cristallo smise di vibrare ed emettere energia, riacquistando l'originale colore azzurro.
Tutti i golem di sicurezza cessarono di funzionare, tornando ad essere semplici cumuli di roccia.
"Uff... alla fine ce l'abbiamo fatta, questo è stato senza dubbio il combattimento più duro che abbiamo affrontato" Il guerriero posò la pesante ascia bipenne al suolo utilizzandola come appoggio per riprendere fiato.
"U-un solo minuto in più e-e le mie riserve magiche si sarebbero esaurite. Siamo stati fortunati!" Il piccolo mago bianco si sedette per riposare.
"Hahaha! Ve l'avevo detto che sarebbe stato un gioco da ragazzi! Con i miei potenti incantesimi nessuno può batterci!"
Lo stregone si girò poi verso Alea, avvicinandosi a lei con fare spavaldo.
"Non c'è bisogno che ci ringrazi per averti salvata, per noi è stato un piacere, siamo degli Eroi dopotutto! Hahaha!"
Senza dire una parola Alea si fece avanti e alzando la mano tirò uno schiaffo al mago.
Gli altri due avventurieri guardarono la scena sbalorditi, mentre il mago portava le sue mani sul volto dove era stato colpito.
"Ma sei pazza? È così che ringrazi chi ti ha aiutata?" Gridò il mago infuriato.
"Aiutata? AIUTATA? TU non hai la più pallida idea di cosa avete combinato! Non ero mai stata così vicina al mio obiettivo e siete arrivati voi a rovinare tutto! Non ho avuto le risposte che cercavo ed ora non ho più nemmeno alcun indizio su dove cercarle!"
Visibilmente scossa dalla rabbia, Alea inspirò profondamente per calmarsi prima di continuare.
"E se non fosse stato per me e i miei consigli, a quest'ora sareste tutti morti. Da quanto tempo fate gli avventurieri? Un mese? Non conoscete le basi del combattimento e non sapete nemmeno organizzarvi come gruppo, come potete pensare di affrontare sfide di questo genere?"
"A-abbiamo ottenuto le nostre gemme u-una s-settimana fa..." Rispose timidamente il piccolo mago.
"Una settimana..." Disse Alea portandosi una mano alla fronte e scuotendo il capo in segno di disappunto.
"Scommetto che non sapete nemmeno come funzionano le gemme di risonanza vero?"
I tre annuirono.
"Sappiamo che il numero di colori indica la potenza dell'utilizzatore e le diverse tecniche di combattimento che può utilizzare" Rispose il guerriero mostrando la sua gemma tricolore.
"Abbiamo tutti una gemma tricolore." Aggiunse. "In genere le persone ne hanno di monocromatiche o due colori, quindi noi siamo più forti, non è così?"
Alea sospirò profondamente e scosse il capo.
"Non sapete proprio nulla eh? Aprite bene le orecchie perché non ho intenzione di ripetermi!"
I giovani avventurieri si sedettero ed annuirono, ascoltando attentamente le parole della Bekku.
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