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sabato 1 novembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XVIII

La carovana procedeva spedita, bastarono un paio d'ore per raggiungere l'entrata di quel labirinto di canyon ed altipiani.
Prima di varcare l'enorme arco naturale che segnalava l'inizio delle Terre del Fuoco, Yarost' ordinò ai suoi uomini di cambiare formazione. Dentro il canyon sarebbe stato difficile scorgere qualsiasi nemico sulla lunga distanza, motivo per cui decise di inviare degli scout in avanscoperta. Scudi e lance formavano la prima linea difensiva, seguiti ad una certa distanza dagli arcieri. In retroguardia erano presenti i combattenti più corazzati, tutti i restanti si tenevano presso il centro della carovana, pronti a dar manforte dove fosse necessario.
Alea rimase sul tetto di una delle carrozze, dal punto sopraelevato aveva visuale libera sull'intero gruppo.
"Tu lassù, sei un facile bersaglio per le frecce lo sai? E quella ragazina che ti seguiva, che fine ha fatto? L'ultima cosa che voglio è una bimba sulla coscienza!" Gridò lo Sthula in direzione della Bekku.
"Non hai nulla di che preoccuparti, so quello che faccio. Ed Al è quì con me." Rispose poggiando una mano sul petto dove il ciondolo era nascosto dalle vesti.
"Bah, se lo dici tu... Bene, ora che siamo pronti proseguiamo!"
Il viaggio continuò a passo ridotto, per non fare troppo rumore ed evitare di attirare attenzioni indesiderate. Ben presto l'entrata scomparve alla vista e solo le alti pareti in arenaria rimanevano a dar forma al paesaggio. La prima giornata di cammino in quelle terre scorse senza intoppi, solo l'incontro con qualche elementale fece temere eventuali attacchi da parte dei Pallikal, ma fortunatamente nulla accadde.
Nonostante non fosse ancora calata la notte, la carovana dovette fermarsi, nelle profondità del canyon e col sole coperto dagli altipiani l'oscurità arrivo molto più in fretta.
"Accampiamoci qui per la notte, voglio due gruppi di guardia, uno sul fronte ed uno sul retro, datevi il cambio ogni 2 ore, dovete rimanere vigili." Ordinò Yarost'.
La zona in cui si erano fermati era vicina ad un incrocio tra due vidersi rami del canyon, e lo spiazzo in cui si trovavano era circondato da terrazze molto più basse rispetto al resto dei restanti altipiani.
"Non sarebbe meglio mettere qualche uomo di guardia su quelle terrazze? Da lassù si avrebbe una visuale migliore." Fece notare Alea.
"Non c'è nulla di cui preoccuparsi, i nostri scout hanno già controllato l'intera zona, addentrandosi anche oltre la diramazione e non c'è alcun pericolo." Rispose burbero lo Sthula.
Alea tuttavia non era convinta e si allontanò dalla carovana per dirigersi verso le terrazze. Usando la gemma si preparò per l'esplorazione, cambiando il suo equipaggiamento in una leggera armatura in pelle che le consentiva una buona libertà di movimento. Prese il lungo arco composito dalla schiena, comparso con l'armatura, ed incoccò una freccia, pronta ad ogni evenienza.
La prima terrazza era libera e nulla lasciava presagire la presenza di forze ostili, la Bekku proseguì quindi in direzione della seconda.
Camminando lentamente e il più silenziosamente possibile, Alea esplorò la superficie piana dalla quale era possibile ben vedere la carovana. Girandosi per tornare giù, scorse non troppo lontano dal bordo dell'altipiano i resti di un falò ormai spento. Alea si avvicinò per esaminarlo meglio, le ceneri erano ancora calde, sebbene umide, spente con l'acqua per non far alzare fumo.
"Dannazione, me lo sentivo!"
Delle grida si levarono dall'accampamento sottostante, la carovana era sotto attacco.

sabato 25 ottobre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XVII

Il sole alto in cielo picchiava sul brullo terreno, arso dalla calura.
La carovana era ormai in viaggio da diverse ore, intorno ad essa si estendeva in ogni direzione il desolato paesaggio fino all'orizzonte, spezzato unicamente da qualche alberello e pochi arbusti ormai completamente rinsecchiti.
I mercenari marciavano ai fianchi dei carri dandosi il cambio ogni ora circa, rimanere esposti al caldo torrido del deserto più a lungo avrebbe sfiancato anche il più forte dei guerrieri.
Yarost' era seduto al fianco del cocchiere della prima carrozza, scrutava la mappa mentre con un binocolo osservava attentamente il paesaggio, dando direzioni per raggiungere la destinazione.
Alea era sdraiata sul tetto della stessa carrozza, coperta dalla sua cappa, riparava gli occhi dal sole con un braccio.
Lo Sthula si arrampicò sulle scalette e affacciandosi osserò la Bekku e tirò un profondo sospiro.
"Non si stanchi troppo Madama, non vorrei che un fiore si delicato possa rovinarsi." Disse con tono ironico.
"Siamo ancora lontani dale Terre di Fuoco e non ci arriveremo prima di domani continuando di questo passo. Questa zona è sicura, meglio conservare le energie fino ad allora, ci serviranno."
"E cosa ti fa pensare di essere fuori pericolo?"
Alea non rispose ma con la coda indicò un punto in lontananza. Osservando col binocolo Yarost' potè individuare la zona, un'oasi nel mezzo del deserto.
"Quella è l'ultima oasi prima delle Terre di Fuoco, consiglio di fermarci lì per la notte, ci vorranno comunque ancora diverse ore per raggiungerla." Disse ghignando.
Yarost' sbuffò, ridiscese e tornando a sedere controllò nuovamente la mappa. L'oasi era effettivamente marcata e distava almeno altre cinque ore di viaggio dai confini delle Terre di Fuoco.
"Dannata gatta, come diamine fa ad orientarsi così facilmente nel deserto anche dormendo?" Dopo il suo sfogo, diede nuove indicazioni al cocchiere, cambiando la direzione della carovana.
Quando raggiunsero l'oasi, il sole era ormai quasi tramontato del tutto. Alcuni degli uomini piazzavano le tende per la notte sotto le direzioni del massiccio Sthula, altri raccoglievano acqua per il viaggio. Alea nel mentre perlustrò il perimetro dell'oasi, assicurandosi che il luogo fosse sicuro e tracciando dei glifi di protezione tutt'intorno.
Diversi falò fuorno accesi ed il cuoco della compagnia preparò un calderone pieno di stufato, la Bekku era la prima della fila.
"Stufato, ottima idea, le notti nel deserto sono molto fredde. Mangiate e riposatevi, da domani entreremo in territorio nemico!" Disse Yarost' agli uomini.
Dopo aver gustato la sua porzione, Alea balzò agilmente sul tetto di uno dei carri.
"Mi occupo io del turno di guardia, lascia che i tuoi uomini riposino. D'altronde hanno marciato per quasi tutto il giorno."
"È per questo che hai dormito per tutto quel tempo? Carino da parte tua, non me lo sarei mai aspettato." Rispose lo Sthula con tono ironico.
"Uno dei vantaggi della vita da avventuriera è che non ricevo mai ordini. Gestisco il mio lavoro come meglio credo, l'importante è raggiungere l'obiettivo." Disse, poi guardando Yarost' con un sorriso beffardo continuò "E fin ora non ho mai fallito!"
La notte passò velocemente ed in tutta tranquillità, come previsto da Alea, e alle prime luci dell'alba i mercenari erano già intenti a smontare l'accampamento per riprendere il viaggio.
Ben presto il panorama iniziò a cambiare, il piatto orizzonte lasciò spazio ad una serie di canyon ed altipiani, non meno brulli o desolati rispetto al deserto. Quanto meno il cambio di colore tra il giallo del terreno sabbioso e il più scuro ocra dell'arenaria rendeva la vista meno dolorosa per gli occhi.
Le Terre del Fuoco erano ormai vicine.

sabato 18 ottobre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XVI

Il mattino giunse in fretta, le prime luci dell'alba filtravano dai lati delle tende, illuminando fiocamente la stanza della locanda.
Al si svegliò, il suo volto colpito da un raggio di sole, e stopicciando gli occhi si alzò dal letto.
Si guardò intorno ma di Alea non vi era traccia. Cercò ovunque nella stanza, nel piccolo bagno, dentro l'armadio, persino sotto le coperte del letto.
"Benedetta ragazza, dove si sarà cacciata?"
La porta si aprì improvvisamente ed Alea fece il suo ingresso lanciando un rotolino alla cannella in direzione di Al, che riuscì con non poca difficoltà ad afferrarlo prima che cadesse al suolo.
"Su, mangia e preparati, abbiamo una carovana da scortare!" Disse prima di addentare uno dei dolcetti che stava trasportando.
Pochi minuti dopo le ragazze erano pronte per il viaggio, uscendo dalla locanda in silenzio salutarono Lelei intenta a trafficare dietro al bancone e si diressero verso i grandiosi cancelli della città.
Appena fuori dalle grandi mura, un folto gruppo di mercenari circondava i cinque carri della spedizione.
Il capo della spedizione, un grosso Sthula reso ancora più massiccio dall'imponente armatura che indossava, attirò l'attenzione dei soldati di ventura ed iniziò a spiegare  gli obiettivi della missione.
"Il mio nome è Yarost' Vetra, comandante delle Lame Sanguinarie. Seguite alla lettera i miei ordini e tornerete tutti a casa interi... più o meno. Fate di testa vostra e vi assicuro che non rivedrete un altro giorno. Chi non se la sentisse di affrontare questo viaggio è libero di andare via ora."
Alcuni dei combattenti meno coraggiosi abbandonarono il gruppo per tornare in città.
Lo Sthula proseguì.
"Bene, ora che ci siamo liberati degli scocciatori, proseguiamo. Come probabilmente già sapete, il nostro scopo è quello di far arrivare questi cinque carri intatti a Kadala Nadara."
"Ancora non capisco perché dobbiamo viaggiare con questa gente." Chiese Al ad Alea.
"Ascolta e capirai." Rispose la Bekku senza aggiungere altro.
"Dovremo attraversare le Terre di Fuoco per giungere alla nostra destinazione. Sebbene gli elementali siano pacifici, quelle dannate lucertole che li venerano non saranno altrettanto amichevoli. Con un po' di fortuna incontreremo poca resistenza, ma nella peggiore delle ipotesi ci ritroveremo a dover affrontare orde di Pallikal come non ne avete mai visti prima."
La piccola si rivolse nuovamente ad Alea con sguardo perplesso.
"Non avremmo fatto prima con un'Aeronave? Perché affrontare questo pericolo?"
Alea allungò il braccio e mostrò ad Al tre dita.
"Uno, per prendere un'Aeronave serve una licenza che non abbiamo. Due, siamo rimaste senza fondi. Tre, perché così è più divertente!"
Yarost' divise i mercenari in 4 gruppi ed assegnò a ciascuno dei compiti diversi. Alea che si era tenuta in disparte fino a quel momento si avvicinò al massiccio Sthula, dandogli dei colpetti sulla spalla per attirare la sua attenzione.
"E tu chi saresti?" Chiese dopo essersi girato ed aver osservato attentamente la Bekku e la piccola di fianco a lei.
"Non mi sembri un mercenario e non credo che questo sia un luogo adatto ad una bambina."
"Sul primo punto hai ragione, sono un'avventuriera, non una mercenaria. Per quanto riguarda la tua seconda osservazione, posso assicurarti che questa bambina è più che capace di badare a se stessa."
Lo Sthula continuò ad osservarle attentamente per dei lunghi secondi.
"Ah sì, mi avevano detto che un avventuriero aveva accettato la richiesta. Non avrei mai pensato che qualcuno di quegli incapaci fosse anche tanto stupido da rischiare la vita per un lavoro simile, né tanto meno mi sarei aspettato una Bekku. Se ne vedono proprio di tutti i colori."
"Beh, se non ti dispiace, io vado a prendere il mio posto su quel carro lì. Vieni Al!" Ed indossando la sua cappa da viaggio si sedette di fianco al conducente del primo carro.
"Vedi di non farti ammazzare!" Gridò lo Sthula e dopo aver terminato gli ultimi preparativi, ordinò alla carovana di iniziare il viaggio.

sabato 11 ottobre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XV

Evard rimase in silenzio, ponderando sulla mole di informazioni ricevute. Nonostante i suoi studi sull'antica civiltà, mai avrebbe pensato che la causa della sua scomparsa potesse essere un'arma.
"È difficile credere che un'arma, per quanto potente, possa avere distrutto tutta la civiltà Ilbechin. Dopotutto l'Impero si estese su quasi tutta Samuha. Non avrebbe dovuto spazzare via l'intero pianeta?"
Al non rispose immediatamente, sapeva che il vecchio Teyvam non avrebbe accettato una risposta che non fosse stata esauriente.
"L'arma non va pensata come un semplice strumento, non è infatti una spada, un fucile o un catalizzatore magico, eppure è tutte le cose in una." fece una breve pausa.
"Come avete visto, il frammento è facilmente scambiabile per una gemma di risonanza, questo perché è stata costruita per essere una replica di una gemma. Ciò che più temevano gli Ilbechin era l'ignoto, e solo con la conoscenza è possibile sconfiggerlo. L'arma è un ricettacolo che contiene tutta la conoscenza del nostro mondo, passata, presente ad anche futura."
Il vecchio comprese ed immediatamente, senza pronunciare parola, tirò fuori da un cassetto della scrivania una pergamena, penna e calamaio, ed iniziò a scrivere.
Dopo poco terminò la stesura del documento, vi appose un timbro e lanciò un incantesimo sul pezzo di carta, poi lo arrotolò e lo sigillò con la ceralacca.
"Questo," disse ad Alea porgendole la pergamena.
"È il documento che attesta la vostra proprietà della gemma. Inoltre è anche un mandato speciale, che vi autorizza ad accedere alle più importanti locazioni archeologiche di Samuha, per la ricerca dei restanti pezzi." Detto ciò si alzo dalla sedia e accompagnò le due Bekku fino all'uscita del museo.
"Solo una domanda rimane," Disse prima che le due si incamminassero per la strada.
"Se l'arma è stata smantellata, l'utilizzatore..."
"Non è più tra noi." Rispose Al.
Lo studioso sorrise.
"D'altronde come avrebbe potuto? Sono passate ben nove ere!" Salutò e rientrò nel suo museo per immergersi nuovamente nei suoi studi.
Alea decise di tornare alla locanda, era ormai pomeriggio inoltrato e tutto quel parlare ed ascoltare l'aveva fatta stancare non poco. Stiracchiandosi si rivolse ad Al.
"Certo che non si finisce mai di imparare, ad esempio, tu come fai a sapere tutte quelle cose se sei la mia anima?"
Al saltò davanti ad Alea e sorridendo le rispose.
"Questo è un segreto!"
"Oh, ottimo! Adesso ho segreti anche con me stessa! Non bastavano tutti questi misteri ed un passato che non ricordo?"
Per tutto il tragitto fino alla locanda, la Bekku non potè far altro che ripensare alle nuove rivelazioni, a quell'arma che ha distrutto un'intera civiltà e a come tutto questo potesse in qualche modo essere collegato al suo passato. Dopotutto, la visita al museo aveva come scopo quello di imparare qualcosa in più su se stessa e sulla sua gemma.
I suoi pensieri però svanirono in fretta, l'odore del cibo e delle bevande avevano ormai pienamente catturato la sua attenzione. Alea raggiunse velocemente il bancone dove la mattina aveva parlato con Lelei, si sedette ed ordinò.
La Babama portò velocemente il cibo, riempiendo presto il bancone.
"Allora? Com'è andata la visita al museo?"
"Oh, befe! Ho fscopeffho faffe cofe!" Rispose la Bekku con la bocca ancora piena, mandò giù il boccone e continuò.
"Ma la cosa più importante è questa!" Mostrò la pergamena che il vecchio saggio le aveva dato.
"Ora avrò accesso a tutte le rovine Ilbechin di Samuha, anche se è sorto un piccolo problema..."
Per un momento si fermò, poi riprese a mangiare come se nulla fosse.
"Sono più che sicura che tu sia in grado di risolvere qualsiasi problema ti si pari davanti. In fondo, l'hai dimostrato più volte. Non ti arrendi mai, a volte davvero non so come tu faccia." E ridendo tornò a servire gli altri clienti del locale.
"Dunque che hai intenzione di fare ora?" Chiese Al. Sapeva bene che Alea non si sarebbe mai arresa nella sua ricerca, nonostante l'avviso sulla pericolosità del suo passato.
"Beh, questi frammenti sono pericolosi giusto? Se tu puoi tenerli al sicuro, allora sarà il caso di trovarli tutti. Domani si parte!"

sabato 4 ottobre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XIV

La gemma ruotò vorticosamente attorno al piedistallo, la sua luce illuminava completamente la stanza.
"Cosa sta succedendo?"
Chiese il vecchio estremamente preoccupato.
"Non lo so, non era mai accaduto prima!" Alea era preoccupata quanto se non più di Evard.
Improvvisamente la gemma si fermò esattamente al di sopra del piedistallo, vibrando iniziò ad emanare onde di energia luminosa.
Al apparve, fuoriuscendo dalla pietra e fluttuando raggiunse la gemma poggiata sul piedistallo, che iniziò a risplendere a sua volta, come se fosse tornata in vita.
"Questa non è una gemma di risonanza." Spiegò Al.
"Non dovrebbe nemmeno trovarsi qui, questo è uno strumento molto pericoloso nel suo stato attuale."
Senza aggiungere altro, Al toccò la pietra, che nelle sue mani evaporò in uno sbuffo di energia, assorbito dalla gemma di risonanza.
Al scese dal piedistallo, tornando al fianco della Bekku e così fece anche la gemma di risonanza, tornando al suo aspetto normale.
Lo studioso rimase di stucco nell'assistere alla scena, mai nella sua lunga vita gli era capitato di assistere ad un evento simile, e tra lo stupore nel vedere Al materializzarsi e il pezzo più importante della collezione del museo sparire non sapeva da dove cominciare a porre le sue domande.
"Al! Restituisci subito quella gemma!" Gridò Alea infuriata, l'ultima cosa che avrebbe voluto sarebbe stato passare per una ladra.
"Non posso, ma suppongo siano necessarie delle spiegazioni. Sono sicura che anche Evard capirà e ci permetterà di tenere questa pietra."
Il Teyvam osservava attentamente la piccola Bekku, poi portando la mano al mento disse.
"Non ho capito molto di ciò che è appena accaduto, ma sono sicuro che ci spiegerai tutto, non è vero piccola?"
Fece poi cenno alle due di seguirlo, attraversando nuovamente il corridoio e l'atrio, giunsero ad una nuova porta che dava sull'ufficio dello studioso.
La stanza era di dimensioni modeste, una scrivania, due sedie per gli ospiti e libri, tanti libri, libri ovunque.
Il Vecchio tolse alcuni volumi appoggiati sulle sedie e li ripose tra le varie pile che decoravano la stanza.
"Prego, sedetevi pure."
Evard andò a sedersi alla scrivania, su quello che somigliava più ad un trono che ad una semplice sedia.
"Bene ragazze, che ne dite di cominciare dal principio?" Il volto dell'anziano era illuminato dalla curiosità, era evidente che la sua sete di conoscenza prevaleva anche nelle situazioni più complesse.
Alea raccontò di se stessa, della perdita di memoria e della sua estenuante ricerca del suo passato. Insieme ad Al raccontò degli ultimi avvenimenti, del viaggio a Rohe e del motivo della sua visita al museo.
"Interessante, molto interessante. E così sei riuscita a raggiungere il cristallo perduto di Thi'Saiuaela e ne hai persino sconfitto i guardiani. Incredibile, eppure sento che ciò che racconti sia la verità. Anche perché i rapporti della Guardia confermano il tuo racconto, almeno in parte, poiché nessuno ti ha mai vista uscire dalle rovine."
"Come fa a sapere del rapporto della Guardia?" Chiese Alea incuriosita.
"Beh, lo studio di quelle rovine è affidato a me. O almeno lo era finché non mi sono ritirato, sai, ad una certa età si inizia a risentire della stanchezza!" Il vecchio rise sonoramente.
"Ebbene dunque, questa gemma che in realtà non è una gemma, cosa sarebbe?" Chiese rivolgendosi ad Al.
Con un aria preoccupata, la piccola osservò prima Alea, poi il vecchio ed infine sospirò profondamente, iniziando a spiegare.
"Questa pietra simile ad una gemma di risonanza è in realtà una parte di un'arma, costruita dagli antichi Ilbechin."
Si fermò un momento, poi continuò.
"La dinastia imperiale era ossessionata dal potere. I reggenti erano convinti che solo diventando immortali avrebbero potuto mantenere la loro potenza e il controllo sulla popolazione. Fu così che iniziarono gli studi sull'incremento della vita e la clonazione."
Lo studioso rimase a bocca aperta, neanche lui era a conoscenza di tali dettagli.
Al proseguì con la spiegazione.
"Sulle targhe nelle rovine Alea ha potuto vedere come la vita dei reggenti fosse molto più lunga rispetto al normale, quelli furono i risultati degli studi. Tuttavia alcune persone temevano questa acquisita immortalità. Alcuni degli studiosi decisero di creare in segreto un'arma che potesse porre fine al dominio Ilbechin in caso di necessità. Questa gemma è un pezzo di quell'arma."
Il vecchio rimase in silenzio, cercando di riorganizzare le informazioni ricevute con quello che sapeva sugli Ilbechin.
"Dunque la calamità che pose fine alla terza era..."
Al annuì.
"Come gli studiosi avevano previsto, l'ultimo reggente impazzì. Aveva vissuto troppo a lungo, ed ossessionato dalla sua sete di potere iniziò a fare ricorso alla magia proibita, per diventare ancora più forte e soggiogare ciò che rimaneva degli altri imperi. Non ci fu scelta, l'arma andava usata. Immaginate, una singola persona con l'addestramento e l'esperienza, in qualche decennio può far diventare la propria gemma multicolore, cosa sarebbe in grado di fare chi ha secoli di vita da spendere?"
"E quindi l'impero Ilbechin fu sterminato così... non oso immaginare quanto possa essere potente e distruttiva quest'arma." Disse il vecchio.
"In realtà, l'arma non avrebbe dovuto causare tutta quella distruzione, ma il tempo stringeva e non riuscirono a completarla, il catalizzatore che avrebbe dovuto regolarne la potenza non era ancora maturo, così usarono un prototipo. I pochi sopravvissuti decisero di smantellarla e disperderla per il mondo, visto che non era possibile distruggerla. L'arma fu divisa tra i 12 studiosi rimasti, ed ognuno andò per la sua strada."

domenica 28 settembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XIII

Il vecchio studioso proseguì con la sua spiegazione.
"Samuha è un pianeta vivo, ora però non immaginarlo come un immenso animale." Disse sorridendo.
Alea era invece sempre più confusa, non riusciva a comprendere come potesse trattarsi di un essere vivente.
"Vedo la perplessità sul tuo volto, ma non disperare, presto capirai." Il vecchio prese una pausa, fece cenno alla Bekku di seguirlo e si incamminò per l'atrio.
"Avrai sicuramente visto dei golem nei tuoi viaggi, giusto? Beh, puoi paragonare il nostro pianeta ad un golem, solo molto più grande, e a differenza delle marionette di terra, dotato di una volontà propria."
Camminando i due raggiunsero una teca notevolmente più grande delle altre, nella quale era presente una rappresentazione olografica del pianeta.
Sul globo fluttuante era possibile distinguere i continenti e le città stato, ma ciò che lo rendeva realmente sorprendente era la raffigurazione di tutti i cristalli maggiori. Onde di energia che attraversavano il pianeta mostravano le vie eteree che collegavano i cristalli tra di loro e che consentivano ai praticanti arcani di teletrasportarsi.
Alea osservò con interesse ed attenzione, finché non notò qualcosa di strano.
"Cos'è quella sfera pulsante al centro del pianeta?" Chiese puntando col dito al singolare fenomeno.
"Alcuni studiosi lo chiamano il Cuore di Samuha, eppure ad oggi, cosa sia in realtà nessuno l'ha scoperto. Solo una cosa è certa, tutto l'etere ha origine dal cuore, e tutto l'etere vi fa ritorno."
Il vecchio Teyvam rimase in silenzio, portando una mano al mento accarezzando la barbetta, visibilmente perso nei suoi pensieri.
"Tornando al discorso precedente." Disse Alea.
"Le gemme si formano per un desiderio dei cristalli, quindi Samuha cosa c'entra?"
"Ho ho ho, arguta osservazione ragazza. Vedi, nel corso di anni di studi si è scoperto che i cristalli reagiscono al mondo che li circonda tanto quanto qualsiasi altro essere vivente. In base all'ambiente in cui si trovano cambiano di forma e colore, ma non solo. Esistono infatti prove che i cristalli si siano anche spostati nel tempo, probabilmente perché non gradivano il loro luogo di origine." Il vecchio fece una breve pausa.
"I cristalli sono generati da Samuha, tramite l'etere, ed essi stessi sono esseri viventi. Non saprei dirti se funzionano come organi o se sono delle vere e proprie entità separate, sta di fatto che chiunque possegga una Gemma di risonanza ha avuto delle visioni che in un modo o nell'altro hanno cambiato il destino di questo mondo."
Voltandosi Evard mostrò nuovamente le teche con le gemme.
"Tutte queste gemme sono appartenuti a grandi eroi del passato e a tutte quelle persone che li hanno aiutati a compiere le imprese che ci hanno portati a questi giorni di pace."
"E con la loro scomparsa, anche la lucentezza delle gemme è andata perduta" Aggiunse Alea.
"Proprio così. Le anime contenute all'interno delle gemme sono tornate a Rohe."
Ripensando al suo inaspettato viaggio a Rohe, la Bekku non potè fare a meno di notare che comunque non aveva visto altre anime oltre alla sua.
"Hmm... probabilmente erano in qualche altro posto..."
"Come dici?" Chiese incuriosito il Teyvam.
"Oh, nulla, non ci faccia caso. Piuttosto, è vero che in questo museo c'è una gemma iridescente?"
Il vecchio rise divertito ed annuì, facendo ad Alea cenno di seguirlo.
Attraversarono l'atrio fino a raggiungere un lungo corridoio, illuminato solo da qualche candela  qua e la nelle nicchie che ornavano le pareti.
Il corridoio terminava in una stanza circolare, ben illuminata, al cui centro vi era un piedistallo sul quale fluttuava la gemma iridescente.
Anche questa come le altre aveva perso il suo lustro, tuttavia i riflessi della luce la facevano sembrare più luminosa delle altre. Ciò nonostante, la sua forma era insolita.
Alea cercò di avvicinarsi per vederla meglio, tuttavia la ringhiera che circondava il piedistallo non lo consentiva più di tanto.
"Non sappiamo a chi sia appartenuta quella gemma, né quanto sia vecchia." Disse Evard.
"Fu ritrovata circa vent'anni fa durante degli scavi per una costruzione, chiusa in un cofanetto ornato che riteniamo sia appartenuto a qualche nobile Ilbechin."
"Non è possibile vederla più da vicino? Ha una forma decisamente strana, non assomiglia per niente alla mia se non per i colori."
Il vecchio guardò con aria incuriosita Alea che estrasse il ciondolo dalle vesti per mostrare la sua gemma allo studioso.
La pietra tuttavia iniziò improvvisamente a fluttuare in aria e a brillare intensamente, girando attorno alla gemma sul piedistallo.

sabato 20 settembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XII

Le strade brulicavano di mercanti ed avventurieri intenti a vendere e scambiare le proprie merci e servizi, una vista comune a Malkia'Wa.
Sebbene fosse ancora mattina, Alea non voleva perdere tempo nel districarsi tra la folla.
Con una serie di rapidi balzi, utilizzando le casse di merci ai bordi della strada come rampe di lancio, raggiunse agevolmente i tetti dei bazaar.
Evitando così le affollatissime strade della capitale, la Bekku si diresse verso il museo saltando di tetto in tetto.
Bastarono pochi minuti per raggiungere la destinazione.
Il museo era facilmente riconoscibile tra le altre costruzioni. Il palazzo era massiccio, con un enorme colonnato, e sebbene ritenesse il colore arancio giallastro dell'arenaria tipico della città, con la sua forma bizzarra risaltava tra i palazzi ordinati di Malkia'Wa.
Alea scese dal tetto sul quale si trovava e con sua grande sorpresa notò che la strada era deserta. Non si vedevano infatti i mercatini e le bancarelle tipiche che adornavano quasi ogni vicolo.
"Incredibile, non credo di aver mai visto una strada di questa città senza un'anima..."
Pensò ad alta voce, continuando a guardarsi attorno quasi sperando di vedere qualcuno. Quel silenzio era quasi surreale.
Camminò in direzione del museo fino a raggiungerne l'entrata, una targa posta sul muro recitava:
"Museo dell'Etere - Mostra permanente sulle Gemme di Risonanza dalla Seconda Era ad oggi. L'evoluzione cromatica."
Il portone era aperto ed Alea entrò. L'ingresso era buio, nessuna luce illuminava la stanza, ma dopo solo un paio di passi le torce alle pareti si illuminarono in successione, rivelando l'enorme atrio pieno di piedistalli e teche.
"Benvenuti al Museo dell'Etere, rilassatevi e seguiteci in questo viaggio alla scoperta del più profondo segreto di Samuha. Per guidarvi lungo il percorso della mostra, vi preghiamo di seguire l'ologramma."
La voce era diffusa in tutto l'atrio, e non sembrava provenire da un punto particolare. Nessuno era presente nella stanza oltre ad Alea, che si guardò intorno cercando l'ologramma.
La ricerca non durò a lungo, infatti proprio davanti a lei apparì materializzandosi poco a poco, quella che sembrava essere una fatina.
La piccola creatura olografica non proferì parola, ma fece cenno con la mano di seguirla.
Alea sorrise pensando alla stranezza di quel posto.
"Museo dell'Etere eh? Di certo non si sono risparmiati nell'uso della magia."
Seguendo l'ologramma, la Bekku passò di fianco a molte teche contenenti diverse gemme di risonanza, sebbene fossero tutte simili tra di loro potè notare che differivano per forma e dimensione oltre che per colore, ma ciò che più le rendeva diverse dalla sua era l'assenza di quella luce calda e brillante.
"Perché queste gemme non splendono? È come se..."
"Come se fossero prive di vita?"
Alea si girò di scatto, una alta figura con indosso vesti da mago ed il volto nascosto da un cappuccio era proprio dietro di lei. Le vistose orecchie a punta che nemmeno il cappuccio poteva nascondere tradivano la sua razza, un Teyvam, così come la sua voce tremolante tradiva l'età avanzata.
"E lei sarebbe?" Chiese Alea indietreggiando di un passo, tenendosi pronta a scattare al minimo segno di pericolo.
"Ah, perdonatemi, non era mia intenzione spaventarvi o essere scortese." Rispose scostando il cappuccio e mostrando il proprio volto solcato da profondi rughe ma dall'aspetto bonario.
"Io sono Evard Leclerc, sommo studioso dell'Etere nonché fondatore del museo in cui ci troviamo."
Disse allargando le braccia a mostrare il salone in cui si trovavano.
"Oh, beh, piacere, io sono Alea Yanglea." Rispose alla presentazione con un lieve inchino.
"Hmm, Yanglea dici eh? Nome inusuale per una Bekku... eppure credo di averlo già sentito da qualche parte..."
"Cosa intendeva per prive di vita?" Alea chiese immediatamente, non lasciando tempo al vecchio Teyvam di proseguire.
"Ah sì, dicevo, queste gemme di risonanza hanno perso il loro lustro poiché sono morte." Evard fece una breve pausa poi continuò.
"Vedi, come forse già sai, le gemme sono dei cristalli di etere puro, la vera essenza della magia e della vita su Samuha. Queste vengono a crearsi quando una forte anima viene a contatto con il desiderio di un cristallo."
"Il desiderio di un cristallo?"
"Sì mia cara, i Cristalli non sono solo dei graziosi sassolini fluttuani. Oltre ad essere enormi strutture in etere, sono anche la fonte di energia del nostro mondo, sono dei punti di contatto con Samuha stessa."
Alea rimase di stucco, ciò che il vecchio diceva poteva solo significare una cosa; Samuha era un essere vivente.

mercoledì 3 settembre 2014

Cronache di Leggende Perdute - XI

Il portale si richiuse dietro di Alea con un tonfo sordo, al suo posto solo la piccola gemma ancora fluttuante al di sopra del letto.
La calda luce che emanava le era mancata.
Si sedette al piccolo scrittoio, ripensando ai momenti passati a Rohe e alle parole di Al. Il suo passato sarebbe tornato alla memoria solo nel momento opportuno. Ma quando? Quanto ancora avrebbe dovuto attendere prima che tutto le fosse rivelato?
Aspettare restando con le mani in mano non era da lei ma non avendo altre alternative, Alea decise di trovare qualcosa con cui occupare il tempo.
Uscì dalla sua stanza, dirigendosi vero la sala centrale della Gilda. Le bacheche erano come al solito piene di incarichi da parte di cittadini ed organizzazioni.
Alea diede uno sguardo alle varie inserzioni, non ne trovò tuttavia nessuna degna di nota. Si sedette quindi al bancone con aria sconsolata.
"Aaah... neanche un lavoro degno di nota. Da una città così grande mi aspettavo di più."
Disse poggiando la testa sul bancone.
"Oh tesoro, non è da te abbatterti in questo modo. Di alla cara vecchia Lelei cosa ti assilla!"
Dall'altro lato del banco la piccola Babama, proprietaria della sede locale della gilda nonché capo della divisione di Malkia'Wa, sorrideva calorosamente.
Il suo aspetto giovanile, tipico dei Babama, tradiva in realtà la sua età avanzata. Lelei si era presa cura di Alea in passato quando, poco dopo essere stata ritrovata sulle spiagge della lontana Grad Mor, aveva deciso di entrare a far parte della gilda.
"Lelei, sono arrivata ad un punto morto nella mia ricerca... Ero così vicina a scoprire la verità ed ora non posso più proseguire."
Rispose Alea con aria sconsolata, nascondendo il viso tra le braccia.
"Tesoro, in passato ti è capitato diverse volte di arrivare a quello che credevi essere il capolinea, ma senza perderti d'animo hai iniziato a seguire delle strade differenti." La piccola Babama parlava mentre trafficava dietro al bancone, intenta a preparare una delle sue speciali tisane aromatiche.
"Perché non ti prendi una piccola pausa? Chi lo sa, magari facendo un giro per la città potresti imbatteti in qualche nuovo indizio!" Disse porgendole una tazza fumante.
Alea sorseggiò la bevanda, il suo calore e l'aroma fragrante le permisero di rilassarsi un po'.
"Dimmi Lelei..." chiese la Bekku con aria molto seria.
"Cosa posso fare per te tesoro?"
"Non è che avresti anche uno di quei rotolini alla cannella che mi piacciono tanto?"
Dopo qualche istante di silenzio, entrambe scoppiarono a ridere.
"Vado a prendertene uno, aspetta qui." La piccola Babama si allontanò dal bancone per andare in cucina.
Un foglio appeso ad una delle colonne del bancone, smosso dalla corrente, colpì l'occhio di Alea. Si trattava di un vecchio volantino per l'apertura del Museo dell'Etere, il punto focale della mostra sembrava essere la collezione di gemme di risonanza appartenute ai grandi condottieri del passato.
"Oh, questo sembra essere interessante, chissà se il museo è ancora aperto, questo volantino è di almeno dieci anni fa."
"Per essere aperto è aperto." Lelei appoggiò sul bancone un piattino con 3 rotolini alla cannella.
"Anche se ormai non credo abbiano più visitatori, visto che sempre più gente ha una gemma. Sarà per via dell'aumento dei cristalli?" Si girò prendendo una nuova tazza e versandoci la tisana precedentemente preparata.
"O beh, poco importa. Comunque dovresti andarci, pare ci sia una gemma simile alla tua, oltre a quella custodita a Pamai c'è anche questa... ma dove?"
Quando rialzò gli occhi, Alea salutava dalla porta d'uscita con la mano e le guance visibilmente gonfie di dolcetti, la sua prossima destinazione era chiara.